Solo questione di modulo? No, ora Zeman deve cambiare mestiere!

Contro l’Empoli atteggiamento diverso, ma la mazzata finale rischia di essere pesante da assorbire

È tornata Zemanlandia. Per un solo tempo, d’accordo, ma il parco divertimenti si è riacceso. Perché erano settimane, anzi mesi, che non si vedeva una squadra che dal primo minuto di gioco attaccava a spada tratta intimorendo l’avversario, incapace di adottare le dovute contromisure. Peccato che nella seconda frazione la non ottimale condizione atletica non abbia agevolato i rossoblù, protagonisti di un evidente calo dopo aver corso come dei dannati per i primi 45 minuti.

La differenza tra la gestione Zola e la nuova-vecchia di Zeman è apparsa evidente. Contro l’Empoli al fischio d’inizio si sono rivisti 8 uomini nella linea di centrocampo, schieramento tipicamente zemaniano, sinonimo del 4-3-3. Una settimana prima, a Genova contro la Sampdoria, invece, il 4-5-1 aveva fatto da padrone, col povero Longo lasciato in balìa degli avversari, e pure in grado di impensierire Viviano in una circostanza.

Il Cagliari di sabato sera ha creato almeno 5 nitide palle gol nel primo tempo, e se non fosse stato per il palo o per gli interventi di un Sepe in gran forma nessuno avrebbe gridato allo scandalo se avesse concluso la prima frazione in vantaggio di 4 reti. Si sono ammirate le trame di gioco fatte di triangolazioni, fraseggi rapidi e cambi di gioco, orchestrati con perizia dall’abile regia di Crisetig e supportati dalle assi laterali, formate da terzino, mezzala e tornante.

Che, dunque, fosse tutta una questione di modulo, quello cercato ma non trovato da Zola?

Sicuramente lo schieramento e l’atteggiamento con cui approcciarsi alla gara sono fondamentali, lo si è visto, ma occorre non sottovalutare anche la componente psicologica: i rossoblù, sospinti dal mister boemo, hanno cercato la rete con insistenza, finendo per farsi beffare nel finale col più classico dei gol dell’ex. Proprio la componente mentale, dopo un pareggio che ha il sapore della sconfitta e dell’ultima chance perduta, potrebbe condizionare la squadra nelle restanti undici partite, o per meglio dire undici “finali”.

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