Si schiantano i 5 Stelle, in quattro anni precipitano dal 40% al 4%

La disastrosa guida Conte-Casalino ha portato a compimento l’autodistruzione del Movimento fondato dal comico Beppe Grillo. Troppe incoerenze, tanti privilegi per chi si è accomodato nelle stanze che diceva di voler aprire come scatolette di tonno. E l’elettorato non perdona, nonostante lo sciagurato reddito di cittadinanza

Dal 40 al 4% in tre anni e nonostante la guida di un governo e misure populiste come il reddito di cittadinanza. Il tracollo frutto dell’autodistruzione dei 5 Stelle è quasi senza precedenti nel (desolante) panorama politico italiano, ostaggio di partiti che faticano a trovare un’identità tanto da vedere nel rassicurante recinto costruito da Mattarella, che ha messo Draghi a guardia dell’incapacità parlamentare diffusa, l’unica possibilità alla loro stessa sopravvivenza.

 

Ma nella generale disaffezione al voto, nel tonfo diffuso di partiti e leader o presunti tali, quello dei 5 Stelle in questa tornata di elezioni amministrative appena conclusa è quello che fa più rumore. Forse è vero che quanto più in alto svetti tanto più in fretta rischi di precipitare e farti malissimo, ma i Cinquestelle stanno pagando il prezzo di un’incoerenza e di una inadeguatezza politica enormi, mettendo forse per sempre la parola fine a un’esperienza che ha illuso gli italiani che speravano nel cambiamento, e a un certo punto ci hanno pure creduto.

 

Nel 2018, dopo le elezioni politiche, il Movimento 5 Stelle era stabilmente sopra al 35% in tutta Italia, con punte del 42% al sud. A quest’ultimo giro, con la disastrosa guida Conte-Casalino e scontando le colpe di una esasperata incoerenza, i neofiti della politica partoriti dalla fantasia politica del comico Beppe Grillo, non hanno superato il 4%. Un risultato davvero eclatante e imbarazzante, che la dice lunga su quello che gli italiani pensano dei grillini: avevano promesso di aprire il parlamento come una scatoletta di tonno invece in quelle stanze e su quelle poltrone si sono agevolmente accomodati incassandone benefici e privilegi e non pensando neanche lontanamente di combattere quel sistema odiato evidentemente solo a parole.

 

Le patetiche telenovelas costruite dall’arrogante Casalino, cucite su Conte che con le unghie prova a rimanere attaccato al potere perso di quando era premier arrivato dal nulla, non convincono più nessuno. Eppure, nessuno più di loro ha voluto provvedimenti populisti e demagogici, a cominciare dal reddito di cittadinanza che tutto si è rivelato essere, prima di tutto un terreno fertile per la truffa, tranne che un’adeguata misura di assistenza sociale.

 

Ecco, nonostante il reddito di cittadinanza, le stelle del Movimento – evidentemente meteore – si sono schiantate. E fra un po’ dovranno restituire quell’apriscatole, del resto mai usato neanche una volta.

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