“Sessanta euro incassati nel mio bar a Quartu, in zona gialla erano 300: così si muore”

Mostra lo scontrino finale di una giornata dove ha potuto fare solo asporto, Nicola Loi, barista quartese: La gente preferisce farsi il cappuccino a casa, è ovvio: impossibile andare avanti con questa zona arancione”

Il drappo nero che copre la sua insegna é ancora presente. Nicola Loi, barista quartese, si prepara ad altri nove giorni di zona arancione: consumazioni ai tavoli vietate, solo asporto o domicilio. E il piatto – meglio, la cassa – piange. Lamenta incassi in picchiata, il commerciante, e pubblica lo scontrino finale di una giornata, l’ennesima, decisamente nera: “Ho incassato sessanta euro, 63,30 per la precisione. Andare avanti così in zona arancione non è proprio possibile, stiamo morendo”, racconta, dopo aver cercato di incuriosire i clienti con un video in diretta sulla sua pagina Facebook, mostrando le tante paste appena sfornate. Molte, salvo sorprese, resteranno invendute. È sconsolato e, allo stesso tempo, arrabbiato, Loi. Sperava che il “purgatorio” della zona arancione durasse solo sette giorni e non quindici. E ora, salvo sorprese da parte del Tar, al quale si è rivolta la Regione per cercare di ribaltare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, dovrà convivere sino al prossimo 7 febbraio con restrizioni molto pesanti per la sua attività.
Il concetto è semplice: “La gente non viene per comprare un caffè, una pasta o una pizzetta sfoglia e, poi, dover mettersi a bere o mangiare in strada. Preferiscono farsi il cappuccino direttamente a casa. Ripeto, così non si può andare avanti, stiamo morendo”.


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