“Serramanna non è immune all’aggressività dell’uomo nei confronti delle loro compagne”

Il sindaco Gabriele Littera due giorni fa in occasione della proiezione del videometraggio “Ma quale amore?”

Serramanna non è immune all’aggressività dell’uomo nei confronti delle loro compagne: “Anche in paese, purtroppo, diverse donne sono seguite dal centro antiviolenza, presto accoglieremo le mamme e i loro figli che hanno bisogno di assistenza nella nostra comunità”. Questo è quanto ha comunicato il sindaco Gabriele Littera due giorni fa in occasione della proiezione del videometraggio “Ma quale amore?”, un film di Giuliano Pornasio e la regia di Enrico Del Gamba, con Daniela Mei e Carlo Soro. 
“Ci auguriamo che queste iniziative possano essere dei ricordi e non una costanza – sottolinea il primo cittadino – io come amministratore non posso che ringraziare il lavoro che svolge il centro tutti i giorni, voglio trasmettere la nostra attenzione e disponibilità. Con una variazione di bilancio, per un progetto presentato a febbraio, il nostro comune ospiterà nuclei mono parentali. Questo è nato quando era appena scoppiata la guerra e da subito ci siamo attivati per tendere la mano; abbiamo ricevuto dei fondi e vogliamo accogliere madri e bambini che hanno bisogno di trovare un posto sicuro dove poter godere dei loro diritti. Tutti i giorni cerchiamo di fare un passo in avanti e anche questa iniziativa lo è”.
La sala dell’ex Montegranatico, per l’occasione, era gremita di gente: a presentare l’evento, il team di “Feminas”, il centro antiviolenza del Medio Campidano che, dall’inizio dell’anno, ha accolto 89 nuovi accessi. Dati per niente confortanti, anzi, che  confermano, che il fenomeno della violenza contro la donna, è ben altro che marginale. 
Un’aggressività inspiegabile, una mal tolleranza nei confronti della compagna che, esausta e ridotta allo stremo, si rivolge o viene indirizzata dalle forze dell’ordine al centro antiviolenza.
La realizzazione e proiezione del videometraggio ha coinvolto e scosso gli spettatori: realistico, basato su un fatto realmente accaduto in Sardegna, ambientato a Cagliari, vede la protagonista, interpretata da Daniela Mei, decidere di denunciare l’uomo che ha sposato. Per anni ha subito ogni forma di maltrattamento e violenza: da quella fisica a quella verbale. Pochi passaggi, solo flash back del vissuto della donna sono bastati per coinvolgere e intrappolare i presenti in ciò che una donna può subire e cercare di tollerare per “amore” di un uomo. “Ma quale amore?” però, perché il vero sentimento è ben altro: è rispetto, è gentilezza, è fedeltà. Tutto il resto è un gioco psicologico che nulla ha a che fare con il giusto equilibrio che caratterizza un rapporto di coppia.
Non solo: il video prospetta alcune parti processuali, la tendenza di voler far sentire la donna quasi in colpa per non essersi ribellata prima.
“Speravo che cambiasse” è la risposta più comune e, purtroppo, veritiera che viene data. Difficile capire “da fuori” come mai si possano perdonare insulti, spintoni, schiaffi, umiliazioni e tradimenti continui. Ciò che si insinua nella mente della donna è un vortice di emozioni e speranza che tutto possa essere solo un bruttissimo sogno e che la relazione possa prendere la giusta strada, quella della normalità. Ma è pressoché impossibile: cattiveria, possesso, invidia, gelosia riempiono il cuore e la mente dell’uomo che amare non sa e, tanto meno, rispettare.
La difesa in tribunale è rappresentata in maniera veritiera, cruenta e difficile per la parte offesa, ma è ciò che accade veramente: smontare le accuse, insinuare dei dubbi che, emotivamente, mettono ancor più a dura prova la psiche già fragile e provata della donna che, però, sola non è: infatti in aula viene accompagnata, presa per mano, dall’assistente sociale, dimostrazione dell’umanità che viene generata da chi ha il dovere di assistere chi si trova in queste devastanti situazioni.
Il racconto si conclude con la donna che, libera dal peso di un rapporto malsano, tenta di riprendere in mano la sua vita: esce con un’amica, tenta di distrarsi, accenna un sorriso che cela tanta tristezza e depressione poiché uscire da questo vortice di dipendenza affettiva e maltrattamenti prolungati non è semplice e, forse, non si guarirà mai del tutto da tali ferite. 
In lontananza si intravede il marito che la spia: è l’inizio di un nuovo tormento, quello dello stalking.
Nella vita reale, l’imputato fu condannato a 10 anni di reclusione e a un percorso specifico riservato agli uomini maltrattanti.
Insomma, una lezione che, grazie alla sinergia tra enti e staff, viene proposta nelle scuole e nei dibattiti per sensibilizzare e far capire che c’è solo un modo di amare: quello che nasce dal cuore, puro, semplice e spontaneo. Tutto il resto non è amore ma un gioco sadico di perversione e cattiveria dell’animo, di “gioia” e soddisfazione nel vedere la persona intrappolata nella  rete dell’uomo-padrone autodistruggersi pian piano.
Per la donna offesa è chiaro che nessuna sentenza potrà mai colmare quella sensazione di malessere e distruzione subita: non potrà assolutamente alleviare la sofferenza anche la reclusione dell’uomo che ha amato e che, inspiegabilmente, ancora forse ama, poiché l’epilogo è decisamente differente da quello sognato. Una relazione normale, basata sulla fedeltà e sul rispetto, normali discussioni causate da piccole divergenze, quelle che fanno parte della vita di tutti i giorni, ma che non devono e non possono degenerare in atti ripetuti di violenza fisica e psicologica.
Ciò che può, quindi, spingere a denunciare e soprattutto a realizzare e, di conseguenza, rendere consapevoli del percorso intrapreso è anche la voglia di aiutare le altre donne: l’istinto che, nonostante il male subito, emerge al fine di impedire all’uomo maltrattante di commettere ancora questa violazione dell’animo e del corpo nei confronti di altre donne, poiché se l’indole e la psiche lo hanno spinto a esporsi in tal maniera, difficilmente adotterà un altro stile di vita. Potrà nuovamente fingere, soprattutto i primi tempi, ma ciò che compone la natura umana alla fine prevarrà e prevalicherà sui buoni propositi. Questo infatti è ciò che emerge dai dati diffusi, dalle testimonianze, soprattutto, delle persone coinvolte: dalle donne, testimonianze primarie, e da tutte le forze in campo per arginare questo fenomeno.


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