Serramanna, lo spirito di “Erbas e Perdas” spopola in paese

Riscoprire le antiche tradizioni e la volontà di ritrovarsi e supportarsi proprio come avveniva un tempo: lo spirito di “Erbas e Perdas” spopola in paese, dal centro abitato si ci immerge nella natura incontaminata di un orto dove sono custodite 60 specie si erbe officinali, ingredienti preziosi di tante ricette.


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Riscoprire le antiche tradizioni e la volontà di ritrovarsi e supportarsi proprio come avveniva un tempo: lo spirito di “Erbas e Perdas” spopola in paese, dal centro abitato si ci immerge nella natura incontaminata di un orto dove sono custodite 60 specie si erbe officinali, ingredienti preziosi di tante ricette. Ilenia Perra, una delle promotrici: “Il principio è quello di fare gruppo, ci si confronta ma viviamo anche momenti in cui ci consoliamo, ci abbracciamo.  Molti di noi sono diventati amici. Erbe officinali, la cucina di una volta, la medicina alternativa con le nostre piante, i riti e le feste di una volta per ritrovarci, come si faceva in passato, ora ognuno pensa solo ai fatti propri”. Non un semplice gruppo è quello nato prima del covid e che, anno dopo anno, raccoglie sempre più consensi tra le persone che imparano a scoprire la natura vestita con gli abiti del passato: come la moda, che ogni tanto ripropone le vecchie tendenza che scavalcano quelle nuove. Una metafora che rende, per spiegare il percorso armonioso di chi ha voglia di staccarsi dalla frenetica vita mondana e assaporare ciò che mangiavano i nostri centenari, tanto invidiati in tutto il mondo, e vivere, anche se solo per qualche ora, proprio come loro. “Io e Gianni Sedda siamo le menti del gruppo spontaneo di persone che si riuniscono per parlare di tradizioni, cucina antica, leggende, archeologia ed erbe officinali, quelle che si son perse di vista. Non si sanno più riconoscere e noi portiamo le persone proprio in campagna,  lungo il rio Leni e poi andiamo nell’orto botanico di Gianni dove custodisce 60 varietà di erbe officinali. Le raccogliamo da lui perché non sono inquinate. Cuciniamo sempre con il fuoco fatto da noi e le nostre sono ricette storiche riadattate ai tempi moderni, mi interessa proporre delle ricette che tutti possono poi ricreare. Gli ingredienti sono poveri e naturali, non si trovano al centro commerciale, così ci stacchiamo anche un po’ dalla globalizzazione. Proponiamo anche dei riti, spiegando la parte scientifica, il significato e la terapia che nascondono realmente. Ciò che viene pubblicato è solo estrapolato dagli studi, non preso da internet”.

Botanica ma anche sarta, coltivatrice e scrittrice, volto noto in tutto in territorio, Perra coinvolge sempre più persone ad approcciarsi alla natura, quella selvaggia, ben distante dai canoni conosciuti attualmente.

Domenica 3 marzo si terrà un nuovo incontro, si mangerà tutti insieme una minestra “a base di erbe spontanee e preparata insieme a noi con i fornelli di una volta. Raccoglieremo le erbe e qualche agrume direttamente nello splendido orto-giardino che ci accoglierà, e vicino ad un bel fuoco, prepareremo tanto cibo antico e genuino. Spiegheremo le proprietà delle erbe che utilizzeremo e sarà una buona occasione per stare all’aria aperta tutti insieme”.

S’erbutzu o zuppa delle 18 erbe è la pietanza da preparare: “Per quanto ogni paese ritenesse che la sua ricetta fosse ‘la ricetta’, dopo diverse ricerche siamo giunti alla conclusione che addirittura ogni casa aveva la sua ricetta. Questo è dato dal fatto che un tempo non c’erano le botteghe di frutta e verdura o i minestroni surgelati, perciò si metteva in pentola quello che cresceva nell’orto domestico e molto più di frequente quello che la campagna offriva .

Infatti nella preparazione de s’erbutzu non rientrano carote, sedano o pisellini primavera, bensì aglio selvatico, bietola e cicoria, borragine, malva ecc e tutt’al più, soprattutto qui da noi in campidano i legumi come le fave e su pisufà, ovvero le cicerchie. Chi ne aveva la possibilità rosolava il tutto con il lardo e finiva la cottura con l’aggiunta di un formaggio fresco o acido come ad esempio la merca ( nel nuorese è ben nota sa minestra ‘e merca) o si cucinava la semola o la fregola”. Tra malva, cicoria, rafano, crisantemo e ortica, la pietanza è servita: “Un piatto economico ed estremamente salutare poiché le erbe rilasciano i nutrienti nell’acqua di cottura che mangiamo. Consigliamo però di raccogliere solo le erbe che realmente conoscete e che avete già mangiato e di raccoglierle ben lontane da strade e campi coltivati. Se non siete sicuri preparatela anche solo con l’ortica e la cicoria che molto probabilmente avete anche in giardino”.

Una pratica che amalgama la semplicità della natura con la cura del benessere. Il ritorno al passato, quello genuino e incontaminato, per riconquistare il primordiale obiettivo, quello della serenità, poiché allargando la concezione dell’azione e proiettandola verso l’ampio spettro del concetto della vita, si può cogliere l’essenza. Di tutto. Dello spirito, dell’animo che è irrequieto per colpa della vita frenetica e manomessa dalle avversità della vita. Rapportandola a uno stile di vita che accoglie e valorizza le essenze della natura si può scoprire una pratica di vera e propria psicoterapia, ossia quella di osservare, accogliere i profumi e i gusti, i colori e le bellezze che solo madre natura può regalare. Un vero e proprio “minestrone” di sensazioni positive, o meglio dire una minestra con le antiche erbe che non è un semplice piatto di arte culinaria bensì una vera pratica di benessere.


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