S.Elia, Sorgia:”Palazzoni del Favero? Fogne e topi regnano sovrani”

Una situazione che si trascina da tanti anni, i residenti della zona convivono con problemi al limite dell’emergenza sanitaria. Alessandro Sorgia, Gruppo Misto: “Periferie urbane da tanti anni lasciate a degrado, così come il rimpallo delle competenze degli Enti che dovrebbero occuparsi dei disagi di chi paga l’affitto di quelle abitazioni”

Piove? “Saltano le fogne”, con problemi annessi e connessi, talvolta al limite dell’emergenza sanitaria. Muffa e fili elettrici appesi che svolazzano pericolosamente da una parte all’altra? “Purtroppo ancora presenti”. Ma non è tutto, a S.Elia, il complesso popolare di via Schiavazzi a Cagliari degli edifici del Favero, nel nuovo borgo di S.Elia è  nato con l’intervento degli anni 70 della Casmez, per offrire un tetto a chi non lo aveva. Gli abitanti del quartiere di Sant’Elia sono stufi: “Promesse, solo promesse”. Nel rione ci sono ancora abitanti che attendono ancora da troppo tempo interventi, siano essi ordinari che urgenti sia. Nonostante tutto continuano a pagare l’affitto seppure vivano tra disagi continui. Gli abitanti del quartiere sono stufi e sono costretti a vivere con i soliti problemi: “La ristrutturazione dei palazzi tanto attesa? “Mai partita in modo definitivo – denuncia tra i banchi di Palazzo Bacaredda, il consigliere comunale del Gruppo Misto, Alessandro Sorgia – inoltre Comune gestore e Area regionale proprietario continuano a rimpallarsi di continuo il problema da troppi anni. Non si capisce neppure l’inerzia, da parte dell’amministrazione comunale, arrivata comunque oggi al suo secondo mandato, dopo ben 6 anni quindi, che non ha saputo sfruttare l’importante iniziativa del Governo, indirizzata alle periferie urbane del Paese. Non è stata in grado di procedere ad  una progettazione organica di recupero urbano e così non ha usufruito dei benefici ad essa collegati”.

IL COMMENTO. Alessandro Sorgia è chiaro: “Si è persa per strada una importantissima opportunità per la quale si sarebbero potute realizzare tutta una serie di interventi oltre che in in ambito urbanistico ed edilizio, anche per l’indispensabile integrazione sociale attraverso uno strumento di urbanistica integrata, tramite un’azione sinergica tra interventi di recupero, di riqualificazione, di spazi abitati o pubblici, e principi di ecologia urbana e di attenzione agli aspetti sociali. E si sarebbero potuti creare tanti posti di lavoro, che di questi tempi è ahimè merce rara”. Ed è appunto in quest’ottica che negli ultimi tempi vi è stata la costituzione di un comitato di quartiere al fine di trovare adeguate soluzioni anche in tal senso. Occorre pertanto e al più presto disegnare non solo un «futuro possibile», ma soprattutto un «futuro realizzabile”.  

Occorre passare in tempi non più rinviabili dalle parole ai fatti:  il progetto definitivo sul recupero delle case del Favero, con una definizione più approfondita della configurazione degli spazi di espansione degli alloggi e loro possibili variazioni; degli elementi architettonici più rilevanti (chiusura delle corti condominiali, corpi garage compartimentati con un box per ogni nucleo familiare direttamente collegato al corpo scala dell’abitazione, giardini condominiali, sistemi degli accessi, orti urbani e i relativi capanni, spazi commerciali e per attività comuni. E quindi, perché no, affidare tali lavori ad una cooperativa di servizi formata dagli abitanti del quartiere di Sant’Elia, siano essi giovani o meno giovani, tenendo conto che il quarantenne per la legislazione italiana è già “vecchio” (figuriamoci un cinquantenne) e magari ha perso il posto di lavoro con mutuo alle spalle e famiglia a carico?”