Selargius, il desiderio dei Rom: “Andare via dal campo? Anche subito ma nessuno vuole affittarci le case”

Settantotto nomadi nel campo selargino, staranno lì almeno sino a dicembre. Il portavoce Giulio Ahmetovic: “La gente è un po’ intimorita ma sbaglia: qui ci sono ragazzi che hanno vinto borse di studio, sono anni che non stiamo più accendendo fuochi. Il sindaco Concu ci sta dando una grande mano, è vero: i finanziamenti attuali per gli affitti non bastano”

Sono in settantotto, la metà circa minori. Qualche neonato, la maggior parte dei Rom under 18 sono invece studenti: “E quattro ragazze hanno anche vinto borse di studio, frequentano l’Alberghiero e si stanno costruendo un futuro migliore”. Giulio Ahmetovic, 31 anni, bosniaco, vive nel campo nomadi di Pitz’e Pranu a Selargius da decenni: “Siamo qui da ventisette anni”, racconta, mentre guarda la sua casetta con la tettoia spiovente e, a pochi metri, qualche pianta ben curata: “Sì, per me è una casa anche se è una baracca”. Le baracche, quelle che sono indicate nell’ordinanza comunale firmata ieri dal sindaco Gigi Concu, sono diciotto e sono destinate a restare in piedi sino al 31 dicembre prossimo. Il motivo? Doppio: soldi insufficienti per pagare tutti gli affitti e, prima ancora, difficoltà nel reperire abitazioni. Ahmetovic, che è in stretto contatto sia col primo cittadino sia con gli assistenti sociali, conferma: “È vero, c’è un finanziamento regionale e una legge del 1988 ma i soldi non bastano e la gente è intimorita e non vuole affittarci le case perchè pensano che le distruggiamo. Ma è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Noi non vediamo l’ora che chiudano il campo”. Insomma, sono pronti ad andare via anche subito, negli appartamenti che, però, vanno ancora trovati grazie ai progetti dell’inclusione sociale. Certo, difficile sradicare certi convincimenti, anche dopo il blitz delle Forze dell’ordine di qualche anno fa, quando i carabinieri erano andati alla ricerca di droga e soldi. Nel 2016 era stata trovata una piantagione di marijuana, ad agosto 2018 il sindaco Concu aveva firmato un’ordinanza di sgombero entro tre mesi. Poi, però, erano sopraggiunti i progetti di inclusione sociale: “Gli episodi del passato? Non tutte le persone sono brave, ma appunto per questo ripeto che è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Ringrazio assistenti sociali e sindaco, ci stanno dando una grossa mano d’aiuto”, prosegue Ahmetovic.

 

 

“Purtroppo dobbiamo fare i conti con la burocrazia e la diffidenza della gente. Lo sappiamo che ci sono sardi senza casa”, osserva Giulio Ahmetovic, che sa benissimo che una parte delle persone non vede di buon occhio gli aiuti per i nomadi: “Noi siamo una minoranza etnica, siamo protetti dalla comunità. Io sono bosniaco ma mi sento il cuore sardo, sono praticamente nato a Cagliari”, dice. Ogni domenica, Ahmetovic collabora con altri espositori per la riuscita del “mercatino Cuore” a Sant’Elia. “Da anni stiamo sempre seguendo le regole, non ci sono stati più roghi o incendi e c’è un’azienda che sta bonificando, pian piano, il campo”. E ricorda anche che, prima dell’emergenza Covid, “i compagni di scuola dei nostri figli venivano qui nel campo, quando c’era un compleanno da festeggiare. La legge ci tutela, non è colpa nostra essere una minoranza. E, sì, vogliamo andar via dal campo”.


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