Scontro sui poligoni sardi: “Questa è istigazione a delinquere”

Il comitato Gettiamo le Basi replica duramente al capo di Stato Maggiore della Marina


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I poligoni sardi non si toccano: la frase che accende nuovamente la polemica. Con il comitato Gettiamo le Basi che replica duramente: “Affermare che i poligoni sardi debbano essere sempre pronti all’azione, che la Sardegna militarizzata debba garantire “una componente operativa di una certa dimensione, sempre pronta e flessibile a rispondere alle varie esigenze”, come ha fatto durante la recente visita isolana il Capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Binelli Mantelli, significa contraddire nella sostanza l’obbligo imposto dalle norme di riequilibrare i gravami militari a livello nazionale. Tenuto conto che la Sardegna si accolla il 59,97 % del totale del demanio militare italiano, è intollerabile la conclusione dell’alto ufficiale dell’intangibilità e perpetuità della schiavitù militare inferta all’isola. Il tutto è configurabile come istigazione e apologia del reato compiuto anche ininterrottamente da tutti i ministri della Difesa con l’avallo dei rispettivi governi di vario colore politico.

L’ammiraglio non ha fatto altro che ribadire e sponsorizzare la linea classica,  esplicitata anche lo scorso agosto dal ministro della Difesa, in perfetta continuità con tutti i precedenti ministri e stati maggiori: il ruolo strategico della Sardegna è in crescendo per importanza, i poligoni concentrati nell’isola sono di alto valore militare, sono “i gioielli della Corona”, di conseguenza, sono intoccabili, indismissibili, l’occupazione militare si rafforza. La valutazione della rilevanza militare dell’isola e dei poligoni-gioiello è ineccepibile, la conferma arriva persino dalla classifica delle forze armate Usa che pongono Capo Teulada tra le tre “bombing test areas” di eccellenza dell’intero pianeta.

Peccato invece che l’uguaglianza, l’equa ripartizione di obblighi e gravami, di qualunque tipo, tra cittadini come tra Regioni, sia uno dei principi fondanti dell’intero ordinamento giuridico italiano. Nello specifico, la legge 104 del 1990 ha imposto al ministero della Difesa l’obbligo di eliminare le situazioni di squilibrio tra le Regioni, cioè di liberare la Sardegna dall’abnorme e iniquo surplus di gravami militari che la penalizza rispetto alla penisola e di porla in condizioni di parità con le altre Regioni. Dal 1990 a oggi tutti i ministri della Difesa hanno evaso, impuniti, l’obbligo di legge.

Le arroganti dichiarazioni dell’ammiraglio sono anche l’ennesimo, impietoso smascheramento della bufala della pronta liberazione di Capo Teulada e Capo Frasca senza colpo ferire spacciata ai sardi dai vari politicanti travestiti da liberatori della Sardegna dal giogo militare. Il seducente miraggio  – messo a punto e ampiamente pubblicizzato quando è diventato reale il “rischio” di chiusura del gioiello Quirra per intervento della magistratura – ha come “ovvia” contropartita proprio il potenziamento del poligono della morte Salto di Quirra.

Il diritto di uguaglianza non è merce in vendita a saldo.  Anche la linea dei nostri politicanti è immutabile nel tempo ed è riassumibile in pochi caposaldi: occultare, fingere d’ignorare il disposto normativo, il fatto indecente di ministri della Difesa fuorilegge da oltre un ventennio; appellarsi a vaghe promesse ministeriali e atti istituzionali non cogenti; dare ad intendere che sapranno convincere ministri e vertici militari che due dei tre “gioielli della Corona” sono inservibili fondi di bottiglia; produrre stravaganti analisi geostrategiche sul nuovo ruolo della Nato di protezione civile.

Una vertenza condotta su una simile analisi della realtà, bislacca ed effettuata con strumenti spuntati, va incontro con quasi certezza al fallimento. Però è prevedibile che faccia guadagnare ai “salvatori della patria sarda” un po’ di voti traducibili in poltrone. Il gioco, per loro, vale la candela”.