Sbarchi senza fine di migranti nel Sulcis, l’sos: “Poliziotti stremati, servono rinforzi”

Esplode la polemica tra gli ultimi arrivi e i casi di positività, i sindacati degli agenti: “Flusso ininterrotto dall’Algeria nel periodo successivo al picco del Covid-19, servono dei rinforzi anche in Sardegna”

Emergenza sbarchi di migranti nel Sulcis, dopo gli ultimi arrivi sulle coste e i casi, sinora dieci, riscontrati, di Coronavirus, i sindacati di polizia lanciano l’allarme, e lo fanno con due lettere scritte dalla segreteria provinciale della Silp Cgil-Uil Polizia. La prima missiva e inviata al segretario generale di Roma e al questore di Cagliari, la seconda al ministero dell’Interno. Nella prima si fa notare che “le coste sud occidentali della Sardegna sono teatro di sbarchi continui di migranti provenienti dall’Algeria. Questo flusso, discontinuo ma ininterrotto, nel periodo successivo al picco dell’emergenza da Covid-19 ha subìto un’impennata, e negli ultimi giorni è particolarmente intenso”, scrive il segretario Valerio Caddeu. “Alcuni migranti sono positivi al virus” e “tutto questo genera un impegno ancora più intenso per i nostri colleghi dislocati nella provincia, in particolare quelli del commissariato di Carbonia. Le forze già esigue messe in campo vengono distratte dal controllo del territorio”, prosegue Caddeu, “e nello stillicidio di sbarchi nei luoghi più remoti” gli agenti devono “soccorrere, preidentificare, vigilare e scortare gli sbarcati sino al centro di prima accoglienza di Monastir, distante 65 chilometri”. Da qui la richiesta di “rinforzi che altrove, in circostanze simili sono stati garantiti”.

Nella seconda missiva, spedita direttamente a Roma, la musica non cambia: “L’intensificarsi del fenomeno degli sbarchi sulle nostre coste, sta mettendo a dura prova il lavoro dei poliziotti, ormai stremati da indefiniti orari di lavoro, senza possibilità di avere il cambio e di usufruire delle sacrosante ferie estive. Purtroppo, come è noto, i pochi centri di prima accoglienza stanno diventando dei veri e propri ghetti, superaffollati e privi delle più elementari norme igienico-sanitarie e di sicurezza, aggravati anche dall’emergenza da Covid-19. Cosa questa che mette in serio pericolo la salute dei lavoratori delle forze di polizia, con orari svolti senza sosta ed aggravati dalla mancanza di possibilità di fruire del necessario recupero psicofisico. Come sempre accade nelle emergenze, anche in questo caso la polizia è sola a fronteggiare un fenomeno di vasta dimensione come l’immigrazione, la quale necessita di una più ampia cooperazione sia in termini di uomini che di mezzi ma soprattutto di interventi strutturali e normativi posti in essere dal governo italiano e da quello europeo”. Caddeu ricorda che, “come si può agevolmente desumere in territori come la Sicilia e della Sardegna, luoghi dove approdano la quasi totalità dei migranti, provenienti dalle più disparate zone dell’Africa in cerca di migliori condizioni di vita, il personale di polizia, impegnato nelle operazioni di soccorso e controllo del fenomeno, sta operando in piena emergenza e a limite della sopportazione umana, dovuto principalmente alla carenza di organico. Caso emblematico a cui bisogna dare una pronta risposta in termini di rinforzi è il Commissariato di Polizia di Carbonia in Sardegna, dove con pochissimi uomini a disposizione, si deve provvedere al controllo della migrazione proveniente dall’ Algeria, abbandonando del tutto il controllo del territorio ed eliminando l’unica volante”.


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