“Noi sardi con il favismo, ancora una volta discriminati nei concorsi pubblici”

La lettera aperta di Francesca Matta: ” Nei Vigili del Fuoco il favismo continua ad esistere come motivo ostativo all’ingresso in servizio, illegittimamente e anacronisticamente”

Spettabile Redazione,


La condizione di “favismo” (carenza dell’enzima G6PD) che in Sardegna è endemica, è stata eliminata dai motivi di esclusione dai concorsi per forze armate e di polizia già nel 2010
e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità aveva giudicato l’estromissione da qualsivoglia professione per favismo una “discriminazione su base genetica”. Recentemente negli stessi termini si è espresso anche il Prof. Pierluigi Cocco, ordinario di Medicina del Lavoro presso l’Università degli Studi di Cagliari. Nei Vigili del Fuoco invece il favismo continua ad esistere come motivo ostativo all’ingresso in servizio, illegittimamente e anacronisticamente.

Illegittimamente perché ad oggi non esiste alcuna prova, teoria o segnale del fatto che i fabici possano essere esposti ad un maggior rischio nell’esercizio delle mansioni tipiche del vigile del fuoco, anacronisticamente perché la condizione di G6PD carenza può evolvere in patologia solo a seguito di assunzione di fave o di particolari medicinali ormai quasi tutti soppiantati da farmaci di recente concezione.

La sottoscritta, prima vincitrice di concorso presso i Vigili del Fuoco, quindi esclusa a causa del favismo, ora riammessa con riserva, è ancora in attesa di giudizio (supportata dallo Studio Giua Marassi di Cagliari e dallo studio Fabio Lorenzoni di Roma). Per errata applicazione del decreto che detta i termini dell’esclusione. Insomma, oltre ad essere un principio anacronistico ed illegittimo, viene pure applicato nel modo più sfavorevole, con la conseguenza che una buona percentuale di sardi non può diventare Vigile del Fuoco.

La situazione è aggravata dall’atteggiamento dei medici dei Vigili del Fuoco, arroccati su una posizione non supportata in alcun modo dalla scienza medica ovvero sull’immaginaria correlazione tra i fumi dell’incendio e le crisi emolitiche. Che oltretutto, in questi anni, non ha impedito agli stessi medici di giudicare idoneo chi, pur essendo fabico, risultava “più adatto alla professione”, violando quindi lo stesso principio che qui viene sostenuto a spada tratta ed operando una discriminazione nella discriminazione, dal momento che, chi ne fa le spese, per presunta maggiore sensibilità o debolezza, è il genere femminile.

Nonostante le evidenze sperimentali, un rimpallo di responsabilità sta peggiorando la situazione arrivando perfino ad impedirmi di partecipare alle operazioni di soccorso, per un Vigile del Fuoco, ovviamente la cosa più bella.


Francesca Matta


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