Sardegna, l’aborto è un diritto a metà: aumentano gli obiettori fra medici e personale

Secondo il rapporto che la Cgil presenterà, e su cui rifletterà con esperti e specialisti, il ricorso alla via farmacologica è ancora molto bassa, a favore di tecniche più invasive e dolorose. Cala il numero delle donne sarde che decidono di abortire: dalle 5000 del 1982 alle 1288 del 2022


Per le ultime notizie entra nel nostro canale Whatsapp

Secondo i dati Istat e ministero della Salute elaborati dal Centro studi Cgil Sardegna, la quota di ginecologi obiettori, nel 2021, in Sardegna è più bassa rispetto alla media nazionale (59,2% contro il 63,4% nel resto d’Italia) mentre è più elevato il numero degli anestesisti obiettori (il 49,7% a fronte del 40,5% nazionale). L’obiezione di coscienza riguarda meno il personale non medico: in questo caso il dato sardo (36,3%) è superiore di tre punti percentuali rispetto a quello italiano.
C’è un punto però che merita una certa attenzione: mentre il trend italiano, rispetto al 2020, è in contrazione, in Sardegna la percentuale degli obiettori è in crescita: nel 2021 si registra +3,6 tra i ginecologi e +0,6% tra il personale non medico. Il dato degli anestesisti è stabile dal 2020 al 2021 ma registra un +9% dal 2019. Per quanto riguarda le strutture dove si pratica l’interruzione volontaria della gravidanza, nel 2022 sono in Sardegna il 63,6% fra ospedali e case di cura autorizzate con reparto di ostretricia, una media superiore a quella nazionale che si attesta al 59,6%.

L’aborto farmacologico, il meno invasivo, nell’isola è praticato solo nel 36,2% dei casi, mentre la percentuale in Italia sale al 49,2. In questo quadro si distingue la città metropolitana di Cagliari, che si allinea al dato nazionale. Il numero di raschiamenti è sensibilmente più alto nell’Isola: 21% a fronte dell’appena 7,2% della media nazionale. Una percentuale decisamente negativa se si pensa che si tratta di una tecnica associata a un maggior rischio di complicanze per la donna e che l’Istituto superiore di Sanità ha avviato un progetto per promuovere tecniche meno invasive nelle Regioni con un ricorso al raschiamento superiore al 15%. I dati sulla situazione dell’applicazione delle legge 194 in Sardegna sono stati diffusi dalla Cgil regionale.

Il numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Sardegna diminuisce costantemente: nel 2022 in Sardegna sono state 1288 (il 28,6% ha interessato il cagliaritano, il 35,8% la provincia di Sassari), mentre erano 1382 nel 2021 (numeri ben lontani dalle quasi 5000 interruzioni di gravidanza del 1982). In Sardegna, le donne che vi ricorrono sono nella quasi totalità maggiorenni e adulte (nel 45,4% dei casi hanno tra i 30 e i 39 anni e nel 34,8% tra i 20 e i 29 anni – Istat 2022). Sono prevalentemente diplomate (44,9%) o con la licenza media (38%) e, in oltre 7 casi su 10, sono nubili (dato più elevato della media nazionale che si attesta al 59,7%).


In questo articolo: