Sardegna, il dolore di una mamma: “I miei figli all’estero per lavoro”

La lettera colma di disperazione di una mamma cagliaritana: i suoi figli scappano all’estero per lavoro. “Un dolore immenso non averli con me, nella nostra terra. Ma questa è un’isola che non offre nulla a chi sceglie di tornare”


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di Valeria Cossu

salve a tutti coloro che spenderanno qualche minuto per leggere le mie parole. Questo sarà solo uno sfogo,lo sfogo di una tra le tante madri,che piangono i propri figli,costretti all’estero per colpa della nostra triste realtà. Sono una persona molto positiva,ho sempre sorriso alla mia vita nonostante essa sia stata spesso molto dura con me,con i miei piccoli. Ho cresciuto da sola i miei bambini,essendo stata abbandonata da mio marito quando loro erano ancora piccolissimi…. Ho lavorato come una matta per non far mai mancare niente ai miei figli,ho lavorato fino a che la salute me l’ha permesso, poi ho dovuto fermarmi necessariamente. Il tempo è passato veloce, e per quanto non fossimo ricchi, la nostra famiglia era il nostro tesoro più caro. Ho combattuto fino all’ultimo per esaudire i sogni di entrambi. I loro sogni li hanno portati lontani da me,ma anche di fronte a quel distacco che mi distruggeva il cuore,non ho smesso di sorridere,con loro,per loro. I miei figli lavorano a Londra. Sono ragazzi di cuore,semplici,che si sudano il pane lavorando in ritorante. Li vedo una volta l’anno, e mai assieme, in base alle loro ferie,che non coincidono mai. Ormai sono tantissimi anni che la nostra realtà è questa. Io mi mantengo con quel poco che riesco a guadagnare vendendo frutta nei mercatini,loro si fanno in quattro per potermi aiutare spedendomi qualcosa ogni mese. Ringrazio il cielo perchè non mi manca un tetto,e un piatto caldo ogni giorno,ma il mio cuore di mamma è umiliato, triste,gelido di fronte a quello che siamo costretti a vivere. Come tutti, dopo tanti anni,i miei figli vorrebbero tornare nella loro terra,con le loro rispettive fidanzate,per cercare di vivere una vita più sana,per starmi vicino,per condividere con me e i loro cugini,le piccole gioie della giovinezza.

Ci troviamo al telefono a parlare e riparlare di quanto sarà bello quando torneranno, faremo i lavori nella nostra casa, la renderemo più accogliente per tutti quanti e staremo bene….. In quel momento però mi sento come se una mano mi stringesse il collo fino a farmi mancare il fiato. Si,il lavoro dicono loro, è l’unica cosa che ormai li tiene legati a quella fredda città, vogliono andare al mare anche loro,come gli amici,stare al caldo,mangiare le cose buone che la nostra terra regala…. Ma io non posso essere così egoista e bugiarda da dire ai miei figli che quì potranno costruire qualcosa. Io non posso mentire e spingerli ad assecondare la loro nostalgia e voglia di casa, per tornare qui,in questa nostra meravigliosa Sardegna,che non offrirà mai loro un lavoro sicuro,un avvenire sereno. I loro risparmi potrebbero finire prima che”qualcosa salti fuori”. Un pensiero va a chi come me,vive questo dolore. A chi come me si sente impotente perchè non ha abbastanza soldi per dire ai propri figli”tornate a casa senza paura”….. Un pensiero va a questi poveri ragazzi che scappano per avere un lavoro. Solo questo,un lavoro che permetta loro di essere autonomi e crescere senza sentirsi degli sbandati,dei mammoni o dei disperati che a 30 anni vivono a casa con la mamma. Per i giovani è molto importante la dignità di poter dire “io lavoro e mi mantengo da solo” (per lo meno parlo di chi di lavorare ne ha bisogno) ,quelli che tornano all’ovile sono sereni per poco tempo, poi iniziano a sentire il peso di un’isola che non offre nulla se non a chi il conto in banca ce lo ha ancora,e bello pieno. Prego per voi e per tutti i genitori,affinchè un domani possiate tornare a casa senza paura. Care mamme, prima di spingere i vostri figli a tornare tra le vostre braccia, pensate bene a cosa realmente potete fare per loro. La nostra regione piange e per adesso nessun miglioramento…. Non ci resta che pregare per il nostro futuro,e per il loro.


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