Sardegna, altri 3500 giovani sono emigrati: come se tre paesi si fossero svuotati di colpo

I nostri giovani riportateli a casa, riportiamoli a casa. Nel 2018 altri 3.500 giovani sono andati via dalla nostra isola e sono solo i numeri ufficiali, molti altri sono migrati non passando per le vie ufficiali e l’iscrizione all’albo. Come se tre paesi della nostra isola come Seui, Sadali, Seulo si svuotassero di colpo in un baleno in un anno divenissero paesi fantasma, luoghi deserti

I nostri giovani riportateli a casa, riportiamoli a casa. Nel 2018 altri 3.500 giovani sono andati via dalla nostra isola e sono solo i numeri ufficiali, molti altri sono migrati non passando per le vie ufficiali e l’iscrizione all’albo. Come se tre paesi della nostra isola come Seui, Sadali, Seulo si svuotassero di colpo in un baleno in un anno divenissero paesi fantasma, luoghi deserti. Indubbiamente alcuni partono volontariamente, altri sono obbligati per esigenze economiche, altri ancora per trovare opportunità di crescita professionale; molti scottati dalla ricerca di lavoro e dal vedere passare davanti sempre i soliti discendenti e conosciuti pulzelle/i, anche nei campi in cui sarebbero i numeri uno.
Manca la meritocrazia alla fine la sopportazione di essere ultimi nonostante si sia primi, fa scegliere. Sono giovani super specializzati, che partono e con essi parte il nostro investimento scolastico, volendo spezzare in quattro il capello si perde l’investimento della società, si perde il valore aggiunto di una società istruita, va persa la possibilità migliorare le conoscenze e l’ovvio servizio alla nostra terra. Il nostro mondo attuale ha perso, i nostri genitori sono emigrati nel primo e nel secondo dopo guerra, per 30 anni abbiamo avuto un sentore di crescita e di miglioramento delle condizioni economiche e sociali per cui il fenomeno si è ridotto ed ora rincomincia quello che dobbiamo affermare senza enfasi la “fuga dei migliori”, giovani e meno giovani. È tempo, si deve e si deve mettere al primo punto della politica lo spopolamento e l’emigrazione, la diminuzione dei residenti. In un mix di orgoglio e di dispiacere per la loro scelta dobbiamo far di tutto per riportarli a casa se vogliono e se vogliamo in un moto di popolo riportiamoli a casa.
Gianfranco Carboni

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