Saras in crisi, “cassa integrazione Covid per 1600 lavoratori sino a dicembre”

Guadagni in calo per la raffineria con sede a Sarroch, lungo incontro tra azienda e sindacati. La Cgil: “Produzione in perdita per l’emergenza Covid, hanno proposto ai dipendenti la cassa integrazione per evitare esuberi e non fermare gli impianti: ma noi chiediamo lavoro”. Domani nuovo incontro

La Saras? “È in perdita”. A dirlo, al termine dell’incontro in videoconferenza con il capo del personale, il responsabile dello stabilimento e il direttore generale della società petrolifera con sede a Sarroch è Giampiero Manca, sindacalista e segretario generale della Filctem Cagliari-Cgil. Insieme ai suoi colleghi di Cisl, Uil e Ugl ha ascoltato, dalla viva voce dei rappresentanti Saras, qual è la situazione attuale. Una situazione non florida: “L’azienda ha in programma la cassa integrazione Covid sino a dicembre per i 1600 lavoratori, a causa della mancata produzione: lo stabilimento è in perdita”, spiega Manca, contattato da Casteddu Online. Ai sindacalisti è stato spiegato che sarebbe l’unico modo “per evitare gli esuberi e non fermare gli impianti. La Saras ha deciso di tenere gli impianti in marcia perchè così può ‘aggredire’ il mercato quando si riprenderà”. E i tempi, però, appaiono lunghi: “Le prospettive aziendali parlano di una ripresa da giugno 2021”. La società petrolifera ha anche snocciolato i dati legati al momento di crisi.

E, se da una parte si vuole andare verso la Cig per i restanti tre mesi dell’anno, dall’altra (versante sindacati) c’è la volontà di cercare una soluzione meno “dolorosa” per i lavoratori: “Sappiamo che è un momento molto complicato per tutti, la Saras non è l’unica azienda petrolifera in crisi. Noi, però, chiediamo lavoro e non cassa integrazione: dobbiamo definire una nostra proposta, ne discuteremo domattina”, annuncia Manca, “e poi la porteremo al nuovo incontro, fissato per domani pomeriggio”.


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