Santissima Trinità, una passerella di collegamento tra i padiglioni?

L’interessante progetto di un’ingegnere cagliaritana, Valentina Porceddu: “Ecco come possiamo trasformare l’ospedale di Is Mirrionis in un polo d’eccellenza”

E’ un progetto attuabile ma ambizioso. Se realizzato, potrebbe migliorare la permanenza dei pazienti e il lavoro dei medici e degli operatori sanitari. In quest’ottica l’Ospedale di Cagliari SS. Trinità, potrebbe diventare un presidio di “Eccellenza” con una progettazione strutturale mirata per collegare tutti i padiglioni tra loro attraverso una passerella, Oggi, l’unico modo per trasportare i pazienti da un padiglione all’altro o presso i servizi vari (visite specialistiche, esami radiologici, ecc) è effettuato da un’ambulanza interna con tutti i disagi che comporta, nelle giornate calde o durante le intemperie. Per ovviare ai disagi, la dottoressa Valentina Porceddu, per la sua tesi d’ingegneria specialistica, ha realizzato un progetto che possa collegare tutti i vari padiglioni del nosocomio cittadino, con una passerella, concepita come un “ponte”coperto per sopportare delle mini ambulanze elettriche e il personale medico e infermieristico.

Il piano di lavoro, o meglio, la tesi che l’interessata, a ragione, ha voluto intitolare: “Progettazione strutturale di una passerella di collegamento tra i padiglioni dell’Ospedale Santissima Trinità di Cagliari, è stato  presentato dalla Dottoressa Valentina Porceddu , per la Specialistica in ingegneria Edile,  giovedì 27 davanti alla commissione dell’Università di Cagliari, coadiuvata  dal suo Relatore prof. Ing. Fausto Mistretta,  per l’anno accademico 2013/2014.

La scelta progettuale e le motivazioni.

La passerella è studiata per tracciare un percorso all’interno dell’area dell’ospedale, servendosi dei viali esistenti e attualmente utilizzati per il passaggio di autovetture e ambulanze, ed è stata concepita come un “ponte” coperto con basamento e pilotis in cemento armato, opportunamente dimensionati sia per sopportare sia il peso proprio, che l’azione del vento, che i carichi costituiti dalle mini ambulanze che dalle persone.

“La scelta di questo materiale – dice la neo Ing. Valentina Porceddu – è scaturita dall’esigenza di tenere bassi i costi e grazie al fatto che questo basamento potrà essere direttamente gettato in corso d’opera mediante l’uso di casseforme, rendendo possibile una realizzazione modulare. La parte superiore della passerella è costituita da una struttura leggera costituita da dei pilastrini curvi in acciaio che scandiscono la struttura e sorreggono la copertura e sono alternati da vetrate (tutti quindi elementi modulari).

Il tetto della passerella è anch’esso in acciaio, ed è composto di due falde con pendenza bassa (10%) per evitare il deposito delle acque piovane e per consentirne il corretto defluire”.

– Ingegnere, perchè ha scelto questa forma, nel progettare la passerella?

“La forma è stata pensata per rispondere ai seguenti criteri: creare un ingombro minimo del solaio di calpestio della rampa (con la conseguente occupazione ridotta del suolo al piano terra dei pilastri); ottenere un profilo rastremato inferiormente in maniera tale da permettere di avere al piano terra un piano di copertura più ampio che ne agevola la funzione di “pensilina” per i visitatori esterni e allo stesso tempo, grazie alla presenza delle vetrate, consente di captare la luce sia lateralmente che dall’alto , non riducendo la luminosità dei vialetti del complesso ospedaliero, caratterizzato tra l’altro da una scarsa luminosità per la sua localizzazione ai piedi del colle di Tuvumannu.

Inoltre, la scelta di questo profilo molto arrotondato permette di non creare nessun problema alla vegetazione preesistente andandosi ad adattare perfettamente all’andamento tondeggiante degli alberi”.

– Lei, nella presentazione del progetto, ha affermato che Ospedale Santissima Trinità, con la sua particolare storia, rappresenta sicuramente un unicum nel panorama dei presidi sanitari sardi e italiani. Ci vuole esporre meglio.

“Il presidio ospedaliero a differenza di tutti gli altri è stato istituito, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in luogo di una caserma dismessa, la Vittorio Emanuele III, con l’adattamento e la riconversione graduale nell’arco di meno di un decennio, delle cosiddette “casermette” in padiglioni ospitanti reparti (inizialmente ospitanti esclusivamente patologie altamente infettive)”.

“L’esigenza di doversi adattare a una situazione architettonica preesistente, e non quindi progettata ad oc per contenere una realtà ospedaliera, ha comportato in diverse epoche, una serie di modifiche al nucleo d’origine che hanno visto ampliamenti e in alcuni casi collegamenti tra reparti ma che solo in parte hanno costituito una soluzione per le problematiche scaturite da questo complesso di reparti disomogeneo.

L’ospedale Santissima Trinità ancora oggi, infatti, si trova costituito da una realtà di padiglioni tutti distaccati tra loro (solo in rari casi vi son state strutture di collegamento fra tre padiglioni di funzione complementare), e l’unico modo per trasportare i degenti, per un ricovero, per visite specialistiche in altri reparti o per analisi, resta quello di trasportarli in ambulanza. Questo comporta ovviamente un costo extra che va a pesare sul Presidio Sanitario Nazionale, per non parlare poi dei disagi inflitti a pazienti e personale sanitario.

Il progetto, pertanto, propone una soluzione a questo problema con la realizzazione di una passerella leggera in cemento armato e acciaio che andrebbe a posizionarsi in alcuni dei vialetti preesistenti all’interno dell’ospedale, e fornirebbe un collegamento tra tutti i padiglioni del presidio agevolando le attività dello stesso, migliorando la fruibilità, e, garantendo in termini economici un buon risparmio”.

– Ingegnere, Lei ha anche parlato di mini ambulanze che dovrebbero essere utilizzato all’interno della passerella.  Ce ne vuole parlare?

“Per i trasporti delle degenze ho pensato l’utilizzo della mini ambulanza, opportunamente adattata. Ho preso come riferimento il modello ATX100E della ditta AlkèTM. Questo mezzo, alimentato a energia elettrica, è normalmente utilizzato per fornire un primo soccorso all’interno di stadi, eventi sportivi e fieri, tutte circostanze in cui vi è una grande affluenza di pubblico e che quindi, sono necessarie dimensioni molto ridotte e un’elevata maneggevolezza per garantirne gli spostamenti anche in spazi esigui e velocizzare le azioni di soccorso. Tale mezzo è dotato di una barella di dimensioni ridotte (meno di 50 cm di larghezza per un totale di 1,10 m complessivi della mini ambulanza) e di due sedute per il personale sanitario, una al posto di guida ed un’altra a fianco alla barella per il monitoraggio del paziente. L’alimentazione è garantita da un motore elettrico a eccitazione separata che permette di minimizzare i consumi energetici”.

Lei ha detto che ci sono dei punti critici che sono costituiti dalle diramazioni della passerella. Vuole spiegarci meglio?

“Nello studio del percorso, si sono individuati dei punti “critici”: costituiti dalle diramazioni della passerella che ovviamente, in base al profilo che ho scelto di utilizzare, vanno analizzati nel dettaglio, o dai punti di collegamento tra passerella e ospedale, a questi si aggiungono anche dei prolungamenti che costituiscono dei vicoli ciechi per consentire l’inversione di marcia della mini ambulanza. Ovviamente, anche in questo caso, si è affrontato un discorso di modularità omogeneizzando il più possibile i “punti critici” a un elenco contenuto di casistiche che vanno a ripetersi all’interno del percorso.

Infine, il percorso è anche concepito per esser attrezzato di un quantitativo tale di scale di emergenza che gli permettano di esser considerato sicuro”.

“Al fine di rendere l’opera meno invasiva possibile, si è studiato un sistema di collegamenti con gli edifici preesistenti mediante pensiline d’innesto poste in corrispondenza dei pianerottoli delle scale esterne ove presenti e montacarichi che permettano un congiungimento non invasivo dell’opera senza apportare alcuna modifica ai padiglioni.

Le pensiline in alcuni casi sono state concepite a due o più piani per permettere la connessione di tutti i livelli degli edifici mediante montacarichi che li collega al piano della passerella. Questa scelta è scaturita per agevolare lo spostamento delle degenze, senza costringere il personale sanitario a compiere quest’azione dovendo passare per forza al primo livello dell’edificio (che oltretutto è occupato da un altro reparto) che diversamente creerebbe disagio e confusione all’interno della struttura.

“Infine – conclude, l’Ing. Valentina Porceddu – dato che la nostra esigenza è quella di far transitare le barelle, i carrelli con materiale sanitario, cibo e forniture, e permettere l’accesso della passerella alla mini ambulanza, è stato scelto un montacarichi di grande portata”.