Sant’Elia, l’incubo di Irene continua: nuovo avviso di sfratto

Un nuovo avviso di sfratto per Irene e la sua famiglia, tre figli minorenni di cui una affetta da autismo: il 19 luglio l’Ufficiale Giudiziario busserà ancora una volta alla sua porta. Eppure esiste una legge regionale che data la gravità della sua situazione economica e familiare potrebbe ammetterla agli alloggi di edilizia regionale con riserva. Leggete la sua storia


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L’incubo di Irene De Agostini e della sua famiglia continua. Lo spettro di un nuovo sfratto è alle  porte, il prossimo 19 luglio l’ufficiale giudiziario busserà ancora una volta nella casa di via Vasco De gama nel quartiere di Sant’Elia. Appartamento che Irene, il suo compagno e i loro cinque figli hanno occupato da un anno. Non possono permettersi di pagare un affitto. Lui lavora nella piccola pesca, lei si impegna in lavori saltuari. Che non permettono loro di pagare un affitto. Ad appesantire la grave situazione economica con cinque figli a carico, è la malattia della piccola Marika, purtroppo  affetta da autismo, che ha costantemente bisogno di cure e di una vita serena e tranquilla. Non sopporterebbe un cambiamento simile. Questo è il terzo avviso di sfratto: l’ultimo avvenuto il 26 aprile, prima ancora il 5 dello stesso mese.

 Irene in questi mesi le ha tentate tutte, come una leonessa che difende la sua famiglia ha combattuto per il diritto ad avere una casa: ha protocollato lettere in cui spiegava nel dettaglio l’emergenza e le ha inviate al comune e alla regione. Chiede di rimanere in quella casa o entrare nelle graduatorie per ottenerne una popolare. Lei è  stata scartata dalla graduatoria poiché ha occupato abusivamente un appartamento.

C’è pero una legge regionale che potrebbe essere applicata al suo caso: l’articolo 14 della legge 13/89 in base al quale sino al 25 per cento degli alloggi di edilizia popolare possono essere assegnati in regime di riserva dall’amministrazione regionale, anche su proposta dei comuni, per far fronte a specifiche situazione di emergenza abitativa per esigenze di particolare gravità. Situazione nella quale rientra la famiglia di Irene, che oltre ad avere tre minori ha una bimba – come già scritto -affetta da una grave patologia.

Garantire una vita dignitosa per sè e i propri figli questo è quanto chiede Irene: “Nonostante i passi che ho fatto in questi mesi- racconta-  non è cambiato nulla e sinceramente anche se mi daranno un altro rinvio non so cosa fare. C’è una legge che la regione può applicare ma il comune deve rilasciare una relazione che purtroppo non mi è stata stilata. Io comunque non ho intenzione di mollare.”

 

 

(foto dal web)

 


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