Sanità tragica, 11 mesi per esami e visite da fare entro 30 giorni: cagliaritani costretti a partire per curarsi

L’amara ciliegina sulla torta velenosa delle cure ai sardi arriva con i dati di Brotzu, Policlinico di Monserrato e Asl8. Il medico di famiglia segna un mese sulla ricetta? Spesso passa quasi un anno, i casi horror di ecografie, mammografie bilaterali e esami agli occhi. Chi può prende l’aereo e raggiunge gli ospedali del nord Italia: “Migranti sanitari, la maggior parte sono donne di 45 anni


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La novità più grossa non arriva tanto dai dati, ancora catastrofici e lontani, per la maggior parte, da livelli accettabili, che arrivano dalla Regione. No, è l’aumento dei cosiddetti “migranti sanitari” che fa capire quale sia la situazione della sanità a Cagliari e in Sardegna. C’è una ricerca, presentata a Milano da Doxapharma, che riguarda anche la nostra isola, fatta su un campione di 250 persone che si sono curate in un ospedale diverso da quello del proprio comune di residenza negli ultimi 12 mesi e che hanno ricevuto un trattamento medico o chirurgico tale da dover trascorrere almeno una notte fuori casa. Ebbene, la maggior parte sono donne (63%), hanno un’età media di 45 anni, un impiego, provengono prevalentemente dal Sud e dalle Isole, risiedono in comuni con meno di 30mila abitanti e hanno figli”. Una fotografia, soprattutto a guardare il dato degli abitanti delle città di provenienza, che calza più con la Sardegna che con l’altra isola maggiore italiana, la Sicilia. Certo, può permettersi di raggiungere gli ospedali oltremare solo chi ha un portafoglio bello gonfio. Aerei e navi sono altri due capitoli tragici, tra biglietti salatissimi e collegamenti a singhiozzo. E tutti gli altri che fanno? Attendono, è semplice.
Nei documenti ufficiali emerge un’unica nota positiva: se sei grave visite e cure sono garantite quasi sempre entro il limite dei 10 giorni. Ma se la ricetta del medico è differibile, o programmabile, cioè se si può varcare la soglia di un ospedale dopo uno o tre mesi, allora sono ancora dolori. Le attese raggiungono anche il triplo del tempo previsto per legge. Per un’ecografia della mammella l’attesa minima è di 74 giorni, ma si arriva anche a centoquattro, considerando gli ospedali Brotzu e Policlinico, più il sistema sanitario locale dell’Asl8 di Cagliari. E per “vedere” un oculista o si ha la fortuna di trovare spazio a Monserrato oppure l’attesa varia tra i 131 e 134 gironi e, se i mesi di attesa, solo sperata, sono 3, tra i 56 e i 350 (quasi un anno) al Policlinico. Le Tac al torace sono merce introvabile prima di quattro mesi e una settimana di purgatorio ed è impossibile non chiedersi, restando sdegnati, se debbano essere necessari addirittura o 513 giorni di attesa al Brotzu o 226 a Monserrato o ben oltre cento all’Asl8 per un ecocolordopplergrafia cardiaca. Chi può, ricapitolando, riempie una valigia e raggiunge altre regioni per curarsi. Chi non può riempie le giornate pregando e sperando di non peggiorare, in attesa di essere curato.


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