Sanità in Sardegna, storie di ordinaria follia: “Dobbiamo pregare di non ammalarci e ci imbottiamo di antibiotici”

Pronti soccorso chiusi o strapieni, curarsi nell’Isola è spesso un miraggio. Luciano Spanu: “In caso di urgenze dovrei andare da Iglesias a Cagliari. Ho lavorato all’ospedale Sirai, oggi siamo alla frutta”. Rosanna Cadau: “Niente flebo per una cistite dopo  aver girato due ospedali, per non impazzire dal dolore ho preso un antibiotico molto forte”. GUARDATE le VIDEO INTERVISTE

I sindaci del Sulcis e dell’Iglesiente protestano per la sanità allo sfascio, ma loro sono l’ultimo anello di una catena molto lunga e costellata di dolore e rabbia che parte dai semplici cittadini, quelli che nel 2022, in Sardegna, sono costretti a pregare di stare sempre bene e, in caso di acciacchi o di malattie serie, ripassare a memoria i nomi di pastiglie, antidolorifici e antibiotici che, ancora ancora, portano allo stordimento. In piazza a Cagliari c’erano soprattutto loro, a chiedere all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu di riaprire reparti e pronti soccorso, di assumere medici, infermieri e Oss per non fare naufragare interi reparti. Luciano Spanu, 62 anni, di Iglesias, conosce molto bene il mondo della sanità: “Ho lavorato all’ospedale Sirai e prima al Cto di Iglesias con il ruolo di tecnico di laboratorio. Non vogliamo tre ospedali nel nostro territorio, ce ne basta anche solo uno, ma che sia operativo e che funzioni. Le cure devono essere sempre garantite, è impensabile che un pronto soccorso sia operativo dodici ore o, addirittura, chiuso”, dice. “In caso di urgenza dovrei andare a Carbonia, ma lì è tutto pieno e dovrei arrivare a Cagliari. Vedete un po’ voi come siamo messi, una cura prima o poi serve a tutti. La sanità sarda è messa male da anni, non ne faccio una questione di colori politici. Tutti vogliamo, unicamente, una sanità che funzioni”.
Rosanna Cadau, 62 anni, ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire non essere soccorsa e curata: “Quindici giorni fa sono stata male, avevo una cistite e mi serviva una flebo. È andata male, alla fine ho dovuto prendere antidolorifici e un antibiotico molto potente, una bomba”, racconta. “Il pronto soccorso di Iglesias era chiuso, sono andata subito al Sirai di Carbonia ma dopo tante ore di attesa, dieci, ho rinunciato. Sono tornata a casa”. Medicine e pastiglie poi sono servite, ma non sono stati giorni felici per la sessantaduenne. “I medici ci sono ma devono dividersi tra Carbonia e Iglesias. L’assessore Nieddu si metta una mano sulla coscienza e faccia riaprire il nostro pronto soccorso”.


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