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San Michele, il muro del pianto è nato dall’idea di un sacerdote

di Redazione Cagliari Online
24 Giugno 2017
in il-diavolo-sulla-sella, rubriche

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Lo chiamano “il muro della vergogna”, o “l’opera scandalosa”. C’è stato anche chi, ad esempio il consigliere comunale Claudio Cugusi, lo ha definito provocatoriamente (e da buon giornalista), “simile a quelli usati per le fucilazioni”. Si discute eccome su quest’opera cementizia che dividerà lo spazio della Chiesa della Medaglia Miracolosa dalla sottostante piazza. Frasi esagerate o meno, di certo focalizzano da settimane l’attenzione di non pochi Cagliaritani sul robusto muro, in corso d’opera, nella centralissima piazza San Michele, al centro di un grande cantiere, circondato da reti, cartelli di divieto d’accesso e soprattutto lenzuoli che (lettere cubitali), riportano una PROTESTA INFUOCATA. Le parole proferite dai cittadini-protestanti, tre settimane nella piazza-scandalo quando i consiglieri comunali della Commissione Lavori Pubblici ha effettuato un sopralluogo, sono ora contenute in una richiesta ufficiale  trasmessa al Sindaco e ad altre autorità. 

 
LA RICHIESTA auspica – in tempi celeri – la modifica dei lavori, una “variante in corso d’opera”. Così si legge tra le righe del documento pervenuto al Comune il 2 ottobre nel quale il comitato spontaneo per la piazza San Michele parla a nome di tantissime persone; tra tutte Claudio Mudu e Rosa Fausta Bassu (primi firmatari). 
 
LE REAZIONI. “La petizione è ricca di imprecisioni e usa toni esagerati” ha detto questa mattina il presidente della commissione ai lavori pubblici Maurizio Chessa durante l’audizione con i consiglieri comunali. La riunione svoltasi a Palazzo Bacaredda, aveva l’obiettivo di analizzare le lamentele dei cittadini, carte sul tavolo, di fronte ai progetti. 
 
COMUNE BASITO. “Non si comprende in effetti perché, a lavori in corso e dinnanzi al muro quasi ultimato, insorgano persone che da Piazza San Michele chiedono di abbattere la struttura”, ribadisce il presidente Chessa. Che precisa: “questo muro rappresenta, architettonicamente, una visione a distanza ed è il basamento ideale per la Chiesa, serve per dar sostegno alla stessa e alle sue rampe di accesso. Si badi – conclude  Chessa – abbiamo a cuore il bene della città, il parere dei cittadini, vorremo quindi capire il problema lamentato dai residenti della zona e se, effettivamente, un muro possa rappresentare un problema, oppure chissà… – (sospira Chessa) – magari celare motivi ideologici a noi sconosciuti”. 
 
LO SCOOP. Quel muro, si racconta in piazza San Michele, nacque sull’idea recepita da un sacerdote che voleva dividere (dietro le lamentele dei fedeli), la zona dei bancarellai dalla chiesa. Creando quindi una divisione tra l’edificio sacro e la piazza antistante usata dai venditori di frutta e ortaggi. Se così fosse,come mai oggi c’è chi fa dietrofront dinnanzi al muro che prende forma e guadagna metri? 
 
Se capirlo appare ancora prematuro come del resto è emerso oggi a Palazzo Bacaredda, la verità verrà a galla. Così, una volta chiarite le idee degli “attori” coinvolti, Chiesa cagliaritana, i progettisti impegnati in questa opera e l’istituzione comunale, si deciderà se e come modificare il tanto discusso muro. Soprattutto  perché modificarlo, per il beneficio di chi? Sperando ovviamente, come nel caso storico de “Sa fabbrica de Sant’Anna”, che questa tanto discussa opera non diventi come un moto caustico. Come una specie di “muro del pianto” in salsa Casteddaia. 
 
Marcello Polastri
 https://m.facebook.com/MarcelloPolastri
Tags: Cagliarimurosan michele
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