San Benedetto dice addio ad Agnese, la donna dei grandi regali

Muore una delle donne più conosciute del quartiere: da piccola era stata legata e gettata in un pozzo, sottoposta a incredibili angherie. Riceveva cibo in dono e lo dava ai più poveri di san Benedetto. La sua storia raccontata da Silvana Migoni

di Silvana Migoni

Un tempo si usava così. Per sottrarle alla fame, i poveri davano le bambine alle famiglie ricche, relegandole al ruolo di servette a vita. Poco, solo poco più che schiave. Agnese è stata una di loro. A servizio dall’età di nove anni, vittima di incredibili angherie. Come quella volta che la legarono e la gettarono nel pozzo per recuperare un secchio. Agnese era una donnina piccola e magrissima. Di quegli anni le era rimasto il tipico modo di rispondere delle servette: ”Comandi!”. Gli altri comandavano e lei lavorava, lavorava, lavorava. Ha lavorato tanto, sempre, quasi fino alla fine. Alle soglie dei 90 anni ancora voleva andare nelle famiglie a stirare e fare pulizia. Non lo faceva certamente per amore del lavoro, ma per respirare aria di casa, di famiglia, quella che le era sempre mancata. Ha incontrato tanta gente senza cuore, ma anche tante persone che le hanno voluto bene. Da una vita di lavoro e vessazioni le era rimasta una minuscola pensione e una piccola casa. Sempre povera, come in principio, ma col cuore gonfio di carità e amore per il prossimo. Volontaria salesiana, aveva deciso di dedicare tutti i suoi sforzi ai bambini orfani del Madagascar. Andava di casa in casa a prendere le offerte per le adozioni a distanza e ogni mese versava i soldi raccolti, tanti, per questa buona causa. Viveva di nulla, ma muoveva grandi risorse. Camminava dall’alba al tramonto, coi piedi nelle sue vecchie ciabatte.

A Cagliari sono pochi quelli che non hanno incontrato, almeno una volta, questa piccola, grande donna carica di buste, di borse, di pane, di caramelle e biscotti ricevuti in dono che a sua volta regalava. Agnese era una nostra amica tra le più tenaci e indomite. La sua cattiva stella non l’ha mai piegata. Si arrabbiava molto quando vedeva che una vita di lavoro era stata premiata con una pensione da fame. Non andava a votare per protesta. Da anni. Era il suo modo di opporsi a un sistema ingiusto. Tagliente coi ricchi, tenera con i più sfortunati. Tra le avventure più importanti che riuscì a regalarsi ci sono due viaggi in Madagascar, per verificare se i suoi sforzi fossero spesi bene. Nel 2003 aveva raccontato la sua storia e aveva vinto il primo premio del concorso Donna al Traguardo dell’anno. Certamente non riceverà encomi fuori tempo massimo, non le intitoleranno strade, ma noi ci ricorderemo di questo grande esempio di umanità, di resistenza, di grandezza femminile. Addio Agnese, ci mancherai. Tanto. La saluteremo domani alle 15,30 nella Chiesa di San Paolo in piazza Giovanni XXIII.


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