“Ristoranti semichiusi e feste annullate anche in Sardegna, libererò i miei maiali in strada”

Affari in calo per ristoratori e organizzatori di cresime e matrimoni, disperati anche gli allevatori. Marco Pinna di Gonnosfanadiga: “Vendite di maialini da latte crollate, dal Governo solo 600 euro: devo rendere un prestito di 19mila euro alla banca, è fermo pure l’export e, ormai, sono alla canna del gas”

Come una catena, nemmeno troppo invisibile, che unisce vari settori lavorativi. La crisi del Covid arriva sin nelle campagne sarde, e sembra colpire duramente anche gli allevatori. Con i ristoranti in semi-lockdown dalle diciotto e feste per battesimi, comunioni, cresime e matrimoni annullate, le vendite di carne sono crollate. E la rabbia, mista a disperazione, degli allevatori, è tanta. Marco Pinna ha 35 anni ed è di Gonnosfansadiga: “Da aprile a oggi ho ricevuto solo il bonus del Governo, 600 euro, per due volte, visto che sono una partita Iva. La mia azienda suinicola è in crisi, non ce la faccio più. Mi sto organizzando, protesterò liberando i miei animali, cento scrofe, in strada”. Il prezzo è calato, il portafoglio è molto più vuoto: “Prima le vendevo a cinque euro al chilo, ora a 3,50. O faccio così o non vendo, e ho già un calo dell’ottanta per cento”. E, tra maialini invenduti e cibo necessario per sfamarli, i soldi vanno comunque trovati.
Pinna si è rivolto ad una banca: “Ho chiesto e ottenuto un finanziamento di 19mila euro per non chiudere l’azienda. Ho un piano di ammortamento che prevede che, tra due anni, dovrò rendere tutte le rate. Il tasso è agevolato”, osserva l’allevatore, “ma sono pur sempre denari che devo restituire. Il nostro settore è in crisi nera, senza aiuti dal Governo e dalla Regione sarà difficile sopravvivere”.


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