Renato, il cuore oltre la detenzione nel carcere diroccato di Giorgino

Il racconto commovente di un uomo che da ragazzo visse nel carcere minorile oggi semi distrutto a Giorgino: “Chi aveva problemi in famiglia finiva lì, ed è stato un vero riscatto. Oggi è triste vedere Giorgino ridotto in queste condizioni”

Nel cuore di Giorgino il tempo sembra essersi fermato. Insieme alle memorie di un bambino,oggi maturo, che racconta come ha vissuto gli anni dentro quel carcere minorile abbandonato, rudere di un’epoca ormai perduta.  “Carcere “che era diventata la sua casa, gli operatori e i compagni i suoi affetti. “Non ho mai considerato gli anni che ho vissuto all’interno come fosse una detenzione”, racconta Renato con gli occhi lucidi. “In quegli anni non esistevano le strutture che esistono oggi come le comunità  le,case famiglia. Chi aveva problemi in famiglia di sussistenza, o gli adolescenti un po’ vivaci, venivano inseriti in questi istituti , chiamati “ di rieducazione“. La maggior parte di noi non erano dei delinquenti. Devo dire che tutto il personale, dal direttore agli educatori e gli insegnanti ci trasmettevano tranquillità e serenita educandoci con valori positivi e per il nostro futuro”.

Renato ha lasciato qui un pezzo di cuore, insieme a quel villaggio ormai smarrito, dimenticato, abbandonato. Sembra quasi, a Cagliari, che Giorgino non sia mai esistito. Come se fosse stato bombardato e non ci fossero i soldi per recuperare questa zona. La spiaggia di serie B, che può essere offerta al degrado senza vergogna. “Ricordo con nostalgia la spiaggia di Giorgino- sospoira Renato-  i bagni,le passeggiate e le partite al pallone che ci permettevano di fare in quella spiaggia tutta nostra. Ma nel periodo estivo era frequentata da famiglie provenienti dai paesi vicini e sopratutto dai cagliaritani. E anche da qualche raro turista. Ricordo quegli anni con gran piacere ,e oggi spesso mi ritrovo a passeggiare su quel tratto di spiaggia che è Giorgino. visto che ho la grande passione per la fotografia immortalo ogni angolo a me familiare . Guardo e riguardo tutto il degrado e l’abbandono della struttura , che per un breve periodo è stata la mia “Casa“. Ora tutto è fermo. è un peccato non utilizzare una struttura del genere ,sarebbe un grande segno di civiltà metterla disposizione della comunità”. Magari anche per rispetto di chi ha vissuto la “detenzione” come un vero e proprio riscatto.


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