“Reddito di maternità: le donne chiedono lavoro e servizi per parità”

Maria Grazia Caligaris (Sdr): ““Pensare di innalzare il tasso di natalità senza garantire servizi nel territorio – afferma ancora Caligaris – vuol dire fare un buco nell’acqua. Forse i proponenti dovrebbero ascoltare di più la voce delle donne e farle esprimere. Invece a Cagliari abbiamo visto parlare di donne e di mamme solo da uomini preoccupati di risolvere un problema che è principalmente dovuto alla marginalità in cui la politica da sempre tiene le donne che peraltro costituiscono oltre il 50% della popolazione sarda”

“Il reddito di maternità rischia di essere un boomerang per le donne che, per poter vivere serenamente e paritariamente all’interno della famiglia, chiedono il diritto a un lavoro dignitosamente retribuito, servizi territoriali e mariti e compagni, padri dei loro figli, capaci di condividere la genitorialità. Un sussidio che chiede alle donne di restare a casa per procreare e allevare i figli condiziona la loro vita, le relega fuori dal consorzio civile e blocca lo sviluppo della società. Per frenare lo spopolamento occorre garantire nei paesi e nelle città scuole di ogni ordine e grado, assistenza sanitaria, uffici postali, banche e promuovere sgravi fiscali. Tutto questo manca nei piccoli centri della Sardegna che spesso non hanno neppure la copertura delle reti telefoniche”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, sottolineando che “gli aiuti finanziari vanno erogati senza che le mamme debbano rinunciare alle prospettive di lavoro perché la società ha bisogno anche del loro contributo per crescere armoniosamente”.

“Pensare di innalzare il tasso di natalità senza garantire servizi nel territorio – afferma ancora Caligaris – vuol dire fare un buco nell’acqua. Forse i proponenti dovrebbero ascoltare di più la voce delle donne e farle esprimere. Invece a Cagliari abbiamo visto parlare di donne e di mamme solo da uomini preoccupati di risolvere un problema che è principalmente dovuto alla marginalità in cui la politica da sempre tiene le donne che peraltro costituiscono oltre il 50% della popolazione sarda”.

“Vanno benissimo quindi mille euro al mese esentasse per una famiglia in cui nasce o viene adottato un bambino ma non per questo le donne devono rinunciare al lavoro. Occorre appena ricordare infine che la vita di un figlio non si esaurisce in otto anni di sussidi e neppure quella della madre che dovrà insieme all’altro genitore sostenerne le spese fino a quando non diventerà autonomo. L’emancipazione nasce dal lavoro ecco perché piuttosto che ai sussidi bisogna pensare a promuovere iniziative che offrano opportunità lavorative a tutti”.