Primo maggio 2020, il Largo a Cagliari senza fiori e traccas: regna il silenzio a Sant’Efisio

Paesaggio surreale, niente festa di Sant’Efisio e il maxi viale solcato solo da alcune auto. I cagliaritani rispettano i divieti e rimangono a casa. I suoni e i colori? Rimandati, forse, all’autunno

Un’auto della polizia Municipale all’angolo con via Mameli per controllare, ogni due per tre, l’automobilista di turno. Sono ben pochi, effettivamente, i cagliaritani in giro con l’auto in un primo maggio senza la classica processione di Sant’Efisio. I cittadini hanno rispettato il “restate a casa” detto dal sindaco Paolo Truzzu. È stato così oggi, sarà così domenica tre maggio, quando la statua del martire guerriero viaggerà a bordo di un mezzo della Croce Rossa per raggiungere, in fretta e furia, Nora, prima di ritornare nel porto sicuro della chiesetta stampacina. Il Coronavirus ha modificato anche una tradizione lunga trecentosessantaquattro anni: Efisio vestito a lutto, il nero del fiocco e dei polsini spicca sopra il mantello “di riserva” e a poca distanza da una corona che, per l’occasione, non è d’oro. Pochissimi, in questo primo giorno di maggio, hanno avuto l’occasione di vederlo: la messa dell’Alter Nos blindatissima, i portoni sbarrati, impossibile scorgere Efisio da lontano. Anche questa, più che cronaca giornalistica, è storia. Già scritta, destinata a finire sui libri.

I petali, le traccas, i buoi, i cavalli, i cavalieri, il sorriso dei sardi e lo stupore dei turisti: tutto “congelato” per riuscire a vincere la più grande delle battaglie: quella contro il Coronavirus. “Dovremo conviverci tutti”, afferma Truzzu, alla prima uscita pubblica da sindaco nemmeno lui vede il santo, e dopo la “benedizione” all’Alter Nos Raffaele Onnis lascia il Comune. “Ci tornerò domenica tre maggio, voglio vedere Efisio mentre passa sotto le finestre”, confida, a microfoni spenti, il sindaco. La scritta “364” composta con i fiori è tra le poche note colorate di un’edizione segnata dall’emergenza mondiale della pandemia. Via Roma deserta, piazza Matteotti deserta, il Largo deserto, piazza Yenne deserta, il rione di Stampace quasi. Lì, dove Efisio è di casa, in molti si sono affacciati alle finestre, ben consapevoli che non l’avrebbero visto passare. Ma il “gesto” dell’affacciarsi per scorgerlo, ogni primo maggio, fa pur sempre parte di una tradizione che, se le previsioni saranno confermate, sarà comunque confermata in autunno, con quella grande festa di popolo anticipata da Truzzu. Molti cagliaritani e sardi, rimasti dentro le loro abitazioni in una bella ma irreale giornata di sole, la attendono. Per ripetere, ufficialmente, “attrus annus cun saludi”.


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