“Poveri, ammalati e anziani sardi penalizzati dalla politica: non c’è solo il virus, record di tumori”

Secondo il Rapporto Osservasalute 2019, recentemente pubblicato, la Sardegna nel 2017 ha registrato tra la popolazione maschile 65-74 anni il più alto tasso nazionale di mortalità per tumori:88,9 (standardizzato su 10.000 uomini) contro una media nazionale di 81,7 su 10.000 maschi).
Allarmante la situazione delle morti risalenti a disturbi psichici e a malattie del sistema nervoso nelle donne sarde over 75: al secondo posto tra le regioni italiane.

“Confidiamo molto nell’incontro di lunedì  6 luglio 2020 con l’assessore Mario Nieddu per cominciare a incanalare  la sanità sarda – dice Alberto Farina –  verso l’abbattimento delle liste d’attesa e verso una decisa svolta che migliori radicalmente il sistema sanitario regionale. Giunta e Consiglio devono  sapere che è una grave ingiustizia far ricadere contrasti politici – con il corollario di litigi per il governo dei centri di potere di ASL e ospedali – sulle categorie in assoluto più deboli della società sarda: poveri, ammalati e anziani”.

Il segretario generale della FNP Sardegna, Alberto Farina, con i colleghi di Spi-Cgil e Uilp-Uil presenterà lunedì all’assessore Nieddu questa richiesta: “Intervenire prontamente  perché in Sardegna non si muore solamente di Coronavirus. La pandemia – aggiunge il numero 1 della Fnp – ha evidenziato tutte le lacune organizzative, funzionali, di organici e di attrezzature che caratterizzano la situazione sanitaria sarda. Questa situazione è il risultato di una serie di ritardi e di scarsa attenzione verso una vertenza sulla sanità aperta  con la Regione da almeno 20 anni. In tutto questo tempo il sindacato ha organizzato marce di protesta da un capo all’altro dell’isola, sit-in davanti alla Giunta e al Consiglio, presentato piattaforme sui problemi sociosanitari e assistenziali presenti sul tavolo della più generale vertenza-Sardegna. Tutto è stato inutile e i risultati si vedono”.

I dati del Rapporto Osservasalute 2019 certificano che soprattutto la popolazione maschile 65-74 anni non scoppia di salute. Infatti, la morte per malattie del sistema cardiocircolatorio nel 2017  vede la Sardegna stare meglio delle regioni meridionali, ma peggio – tasso 44,0 (standardizzato per 10.000  persone) – di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto. Il livello più basso di causa di morte lo possiede la Provincia autonoma di Trento  ( 30, tasso standardizzato su 10.000 maschi). La media nazionale per morte di uomini causata da malattie del sistema cardiocircolatorio  è 42,5.

Alto tasso  di mortalità negli uomini sardi  anche per malattie dell’apparato digerente: 8,7 standardizzato su 10.000 maschi (7,1 la media nazionale). Sopra la media anche la morte di anziani sardi dovuta a traumatismi e avvelenamenti: 5,8 (media nazionale 5,4).

Le donne sarde over 75 pagano il prezzo più alto nelle morti dovute  a disturbi psichici e a malattie del sistema nervoso. Il rapporto Osservasalute 2019  nel 2017  registra che tra le principali cause di morte  delle donne sarde i disturbi psichici  raggiungono  il tasso di 47,3 (dietro quello altissimo  della valle d’Aosta 87,2) standardizzato su 10.000 donne contro la media nazionale pari a 32,6. Le malattie del sistema nervoso causa di morte  delle signore over  75 raggiungono in Sardegna un tasso  di 40,3 immediatamente dietro le Marche (43,1) nettamente al di sopra della media nazionale (32,0).

“ Riorganizzazione degli ospedali  e attenzione al territorio sono i binari – dice Alberto Farina – sui quali incanalare la riforma della sanità regionale: rendere particolarmente efficienti i primi, potenziando il secondo sul fronte della medicina preventiva e dell’assistenza locale. I soldi spesi per la prevenzione sono da considerare investimenti e risparmi futuri, come ha dimostrato  la tempesta creata da coronavirus”.


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