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Piani di emergenza comunali, la Sardegna agli ultimi posti in Italia

di federica-lai
20 Giugno 2017
in campidano, sardegna

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 La legge n. 100 del 12 luglio 2012 prevedeva un termine di 90 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento di riordino della protezione civile per la revisione e approvazione dei Piani di emergenza comunale, da redigersi  secondo criteri e modalità stabilite dalla Protezione Civile (Presidenza del Consiglio) e dalle Giunte regionali. Il 12 ottobre 2012 il Dipartimento ha poi inviato una nota alle Regioni e alle Province Autonome chiedendo una prima ricognizione sulla pianificazione di emergenza comunale. Ebbene, nonostante la normativa prescriva la trasmissione del Piano al Dipartimento della Protezione Civile, in base agli ultimi dati ufficiali (in allegato), solo il 55% dei comuni isolani avrebbe adempiuto all’obbligo di legge (contro una media nazionale del 76%). La Sardegna, quindi, occupa il ben poco lusinghiero quartultimo posto della classifica nazionale.

Partendo da questa preoccupante vicenda e che coinvolge anche altre Regioni, il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Cotti ha sottoscritto una interrogazione parlamentare in cui si chiede “quali iniziative il Presidente del Consiglio dei ministri intenda assumere, anche al fine di valutare la sollecitazione dei poteri sostitutivi eventualmente previsti dalla legislazione regionale vigente, al fine di assicurare la piena attuazione della pianificazione comunale di emergenza sul territorio nazionale e la sua conoscibilità da parte dei cittadini”, ovvero “se non ritenga opportuno sollecitare, in coordinamento con le Regioni interessate e con le Province autonome, i Comuni inadempienti all’obbligo imposto dalla legge, al fine di rendere operativo il programma di previsione e prevenzione che consente di garantire il mantenimento del livello di vita civile che può essere messo in crisi da situazioni eccezionali”.

Il Piano comunale di emergenza di protezione civile individua i principali rischi presenti all’interno del territorio comunale e rappresenta lo strumento con il quale l’amministrazione comunale si prefigge di prevenire, fronteggiare e gestire le emergenze derivanti da calamità che possono verificarsi nel territorio comunale, con le modalità di informazione dei cittadini.

“La cosa più incredibile – ha detto Cotti – è che dall’elenco dei Comuni della Sardegna (www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/piani_di_emergenza_sardeg.wp) siano assenti importanti località. Solo restando alla Provincia di Cagliari, non può che notarsi come all’appello manchino  – tra i tantissimi –  i comuni di Sarroch, Teulada, Villaputzu, dove pure i contesti ambientali, industriali e militari potrebbero essere coinvolti da emergenze e/o calamità e quindi suggerire maggiori precauzioni, con strumenti subito disponibili e operativi per prevenire calamità, ovvero portati a conoscenza delle autorità e dei cittadini, come legge prevede. Esiste il Piano di emergenza? E’ stato aggiornato in base alle recenti novità legislative? E’ stato trasmesso alle autorità competenti e messo a conoscenza dei cittadini? No, a vedere quanto certifica il Dipartimento della Protezione civile”.

“Per nostra fortuna – ha concluso Cotti – tra i comuni sardi che risultano essersi distinti troviamo Laconi. Ed è bene ricordare che proprio grazie alla sensibilità e capacità di quella amministrazione, grazie al Piano comunale di emergenza, gli incendi che hanno  colpito quel territorio e la comunità tutta non si sono trasformati in tragedia umana. Ecco un buon esempio che le amministrazioni pubbliche ancora latitanti dovrebbero subito imitare”.  

Tags: CagliaricottigrilloSardegna
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