“Pasti dimezzati negli ospedali sardi, per colpa dei ricoveri bloccati dal Covid un anno in cassa integrazione”

Interventi e degenze off limits sino a poche settimane fa, i lavoratori delle aziende di ristorazione quasi sul lastrico. Mariella Puggioni: “Da mille ad appena 400 pasti al giorno, lavoro crollato a causa della scelta di ricoverare solo pazienti positivi e bloccare tutti gli altri ingressi: è pesantissimo, per un anno, andare avanti solo con la cassa integrazione”

Una delle mille facce della crisi legata al Covid? L’assenza, sino a poche settimane fa, di ricoveri standard in vari ospedali sardi. Tra quelli che erano diventati quasi cento per cento Covid anche il Santissima Annunziata e le cliniche di San Pietro, a Sassari. Risultato? Gli addetti alla preparazione dei pasti delle aziende di ristorazione un anno in cassa integrazione. A raccontare le grosse difficoltà vissute è Mariella Puggioni. Cinquantanove anni, lavoratrice e delegata sindacale, opera alla Camst, una delle più grandi realtà specializzate nei rifornimenti di pasti anche per gli ospedali: “Un crollo di pasti preparati, siamo passati da mille ad appena quattrocento sin dall’inizio della pandemia. Non c’erano più ricoveri standard, gli interventi sono stati bloccati o rimandati e la scelta di ricoverare solo pazienti positivi al Coronavirus ha portato me e tanti miei colleghi a vivere un anno senza lo stipendio intero”, ma solo con la cassa integrazione.
Il peggio, ora, sembra essere passato, ma le “ferite” sono ancora ben visibili: “Purtroppo, o c’è poco o c’è molto lavoro. Bisogna essere puntuali e consegnare i pasti ad una determinata ora, è pesante. Domani sarò al bastione di Saint Remy a Cagliari per protestare e chiedere aiuti concreti anche per il nostro settore”.


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