Paolo di Cagliari: “Negozio chiuso, ora faccio il rappresentante ma l’Iva continua a massacrarmi”

Paolo Gulleri, 60 anni, ha già abbassato la serranda: “Da 5 anni vendo valigie ai negozianti. L’ultima Iva è stata di 1800 euro, praticamente lo Stato mi ha ‘mangiato’ uno stipendio e mezzo”

Quindici anni trascorsi a vendere valigie nel cuore dello shopping cagliaritano. Qualche anno in via Lo Frasso, poi il trasferimento in via Alghero. E, nel 2015, l’amarissima decisione: “Affitto troppo alto e tasse arretrate da pagare, ho deciso di chiudere l’attività”. Da cinque anni a questa parte Paolo Gulleri, 60 anni, ha cambiato metodo di vendita: da negoziante a rappresentante. I cataloghi con i marchi più prestigiosi delle valigie li porta, a mano, dai commercianti che ancora resistono alla crisi. Ogni tre mesi, però, l’Iva “bussa” anche a casa sua: “L’ultima tranche da negoziante ‘normale’ era stata di 6140 euro e la più recente, da rappresentante, di 1800. Tenendo conto che il mio incasso mensile medio è di 1200 euro, lo Stato ha fatto mi ha fatto scomparire uno stipendio e mezzo”, nota Gulleri. Poi, lo stipendio: non arriva certo ogni mese, anzi. “Ricevo i soldi dopo sei mesi. Per esempio, se oggi faccio un ordine di valigie, dovrò consegnarle a marzo. A quel punto, il cliente ha novanta giorni di tempo per pagare tutto il pacchetto. Lo scorso ventisette dicembre, inoltre, ho dovuto anticipare una parte dell’Iva del 2020”.

 

Sposato, un figlio, Gulleri è uno dei tanti commercianti cagliaritani che, dopo essersi “reinventato”, spera di non affondare definitivamente: “Il massacro è continuo, quando non è l’Iva sono le tasse, quando non sono le tasse è qualche altra spesa, magari anche imprevista. Cerco in tutti i modi di andare avanti, sperando di non impazzire”.


In questo articolo: