Paola Bono racconta “Il teatro di Caryl Churchill”

L’appuntamento, venerdì 18 novembre alle 18 al Teatro Massimo di Cagliari, è organizzato da Éntula e Sardegna Teatro

È una delle più celebri drammaturghe contemporanee, riconosciuta in tutto il mondo come scrittrice di prima grandezza, ma poco nota al grande pubblico italiano. A Caryl Churchill, la cui produzione include decine di testi per la radio, la televisione e il palcoscenico, è dedicato l’incontro “Il teatro di Caryl Churchill”, in programma venerdì 18 novembre alle 18 al Teatro Massimo di Cagliari. Protagonista Paola Bono, curatrice dei volumi Teatro I, II e III dedicati all’autrice britannica, che nelle sue opere ha sempre mantenuto un’alta tensione civile e politica, con una straordinaria capacità di reinventarsi e reinventare il linguaggio e la scrittura del teatro.

Insieme alla studiosa saranno sul palco del Teatro Massimo Giorgina Pi, regista e co-traduttrice di Hotel, e Sylvia De Fanti, attrice e co-traduttrice di Hotel. Modera Rossella Porcheddu. A seguire, letture di Sylvia De Fanti e Aglaia Mora da Settimo cielo, nuova produzione Sardegna Teatro. L’evento – che rientra nella quarta edizione di Éntula, il festival letterario diffuso organizzato dall’associazione Lìberos – è inserito in SERATA WIP – presentazione nuove produzioni Sardegna Teatro e fa parte del cartellone di 10 nodi, i festival d’autunno a Cagliari.

TEATRO I di Caryl Churchill (Editoria & Spettacolo). Hotel – Cuore blu – Lontano lontano – Abbastanza sbronzo da dire ti amo? – Sette bambine ebree

Altrove riconosciuta come drammaturga di prima grandezza, Caryl Churchill rimane in Italia scandalosamente poco nota al grande pubblico, ma apprezzata – verrebbe da dire, appassionatamente – da chi ama, studia, pratica il teatro. La sua produzione include decine di testi per la radio, la televisione, il palcoscenico – un mutevole caleidoscopio e insieme un coerente riproporsi di temi, una straordinaria capacità di reinventarsi e reinventare il linguaggio e la scrittura del teatro, mantenendo una tensione civile e politica che illumina a volte quasi profeticamente le questioni più dure del presente. Far conoscere il suo lavoro è lo scopo di questo volume, il primo di una serie a lei dedicata: la scelta di non procedere cronologicamente, partendo invece da una selezione tra le opere degli ultimi vent’anni, ha voluto privilegiare un punto particolarmente alto della sperimentazione formale e del vigile sguardo sul mondo di Churchill, del suo mirare a un teatro che sia “non normale, non rassicurante” – come recita il titolo di un suo intervento giovanile. La sfida non facile che la scrittura drammaturgica deve affrontare secondo Churchill è pensare un teatro che attraversi i confini dati per muoversi nel territorio della trasgressione, che sia “come musica nel ripresentarsi di temi diversi, nei cambiamenti di ritmo, nei conflitti e nelle armonie” – un teatro al tempo stesso politico e poetico. È opinione diffusa che sia riuscita a vincere quella sfida, alzando costantemente e senza cautele la posta dell’immaginazione, come testimoniano le lodi quasi reverenti che le vengono dal mondo del teatro, in Gran Bretagna ma anche in Germania o negli Stati Uniti; e come confermerà la lettura dei testi proposti qui.

TEATRO II di Caryl Churchill (Editoria & Spettacolo). La malattia nervosa di Schreber – La moglie del giudice – Splende la luce nel Buckinghamshire – Guardie e ladri

Questo secondo volume della serie dedicata alla produzione di Caryl Churchill, drammaturga di prima grandezza famosa a livello internazionale, ma da noi poco nota, include testi degli anni Settanta: decennio cruciale per l’incontro con modalità di lavoro collettivo e perché da allora Churchill, prima autrice per lo più di drammi per la radio e la TV, scriverà soprattutto per il palcoscenico. E proprio per offrire una esemplificazione del variato farsi della sua scrittura in quel periodo, i lavori inclusi sono molto diversi tra loro. Attento alle richieste del mezzo radiofonico, “La malattia nervosa di Schreber” (1972) illustra anche la capacità di attingere in modo aderente ma creativo a un testo pre-esistente. “La moglie del giudice” (1972) esplora le potenzialità della televisione, mentre presenta già il gioco – tipico di Churchill – con il tempo/i tempi dell’azione drammatica. In “Splende la luce nel Buckinghamshire” (1976), frutto della collaborazione con la compagnia Joint Stock, l’appassionata analisi politica non dimentica l’attenzione alla quotidianità, e ritorna l’utilizzazione di scritti precedenti – qui testi di quella rivoluzione che nel Seicento sconvolse l’Inghilterra. Infine “Guardie e ladri” (scritto nel 1978, rivisto e messo in scena solo nel 1984) si ispira alla vita di Vidocq, a Bentham e al suo panopticon, e a “Sorvegliare e punire” di Foucault per riflettere sui metodi di controllo sociale non fisicamente e apertamente violenti.

TEATRO III di Caryl Churchill (Editoria & Spettacolo). Settimo cielo – Top Girls – Bei soldi – Skriker, lo spirito della vendetta.

Prosegue con questo volume il progetto di pubblicazione in italiano dell’opera di Caryl Churchill, drammaturga acclamata a livello internazionale ma da noi ancora poco nota. Dopo aver presentato in “Teatro I” alcuni testi degli ultimi decenni, che testimoniano della sua capacità di invenzione formale, e in “Teatro II” una selezione dalla sua produzione degli anni Settanta, decennio cruciale per il ritorno al teatro dopo anni di scrittura per la radio e la televisione e per l’incontro con modalità di lavoro collettive, è qui la volta dei suoi tre primi grandi successi. “Settimo cielo” (1979), scritto per e con Joint Stock, commedia che dall’Africa coloniale si sposta nella Londra swinging della rivoluzione sessuale, mettendo in questione il costruirsi delle identità all’interno di rapporti di potere squilibrati; “Top Girls” (1982), sulla deriva disumanizzante del liberalismo thatcheriano e sul prezzo dell’ambizione, che per le donne in particolare può significare una accettazione quasi irriflessa di modelli maschili; e “Bei soldi” (1987), feroce eppur comico ritratto della Borsa di Londra e del mondo della finanza internazionale, anch’esso nato dal lavoro con Joint Stock. Fa da ponte con il primo volume “Skriker, lo spirito della vendetta” (1994), che per il gioco inventivo con il linguaggio dell’eponima protagonista – non a caso definito “joyciano”– si apparenta allo sperimentalismo sempre più accentuato dell’ultima produzione di Churchill.


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