Palmerio, chef “di ritorno” da Manchester a Cagliari: “La mia terra promessa è qui”

Ci sono sardi che, dopo decenni trascorsi lontano da casa, scelgono di rientrare nella loro terra. La storia di Palmerio Vadilonga, cuoco 53enne: “Tra Germania e Inghilterra dall’età di 14 anni. Cagliari è cosmopolita, i giovani devono poter lavorare vicino alle loro famiglie”. GUARDATE la VIDEO INTERVISTA

Non ci sono solo sardi che partono all’estero per cercare fortuna – soprattutto giovani –. Esistono casi di cinquantenni che fanno il percorso inverso: decenni trascorsi a migliaia di chilometri di distanza dalla terra di nascita, poi la scelta di ritornare. Palmerio Vadilonga, 53 anni, saluta Cagliari quando ha appena 14 anni. “Sono andato in Germania, trascorrendo sei anni a lavorare nelle cucine dei ristoranti italianie  scoprendo tutti i trucchi del mestiere. Ho fatto una lunga gavetta, lavorando tutte le sere. Poi, dopo essere ritornato qualche anno a Cagliari, ho conosciuto una ragazza, diventata mia moglie, e sono andato per venti anni a Manchester”.
In Inghilterra, per Palmerio, inizia una nuova vita: “Mi hanno sempre trattato bene, a differenza della Germania. Non ho mai parlato il tedesco e sono stato emarginato”. Poi, all’improvviso, la nostalgia dell’Isola al centro del Mediterraneo: “Insieme a mia moglie e ai miei due figli abbiamo deciso di ritornare, all’inizio ero scettico perché conosco bene i problemi di Cagliari. Ma il dado è tratto, e il percorso all’inverso è nel destino dello chef oggi 53enne, che ha aperto un locale in viale Regina Margherita. “Prima ho lavorato in una scuola di lingua inglese, la stessa dove lavorano ancora mia moglie e mia figlia”.
In una Sardegna con sempre più giovani in fase di partenza verso mete lontane, Palmerio Vadilonga è sicuro: “Ragazzi, non partite, la terra promessa è qui. Bisogna combattere e farsi valere. Cagliari è diventata una città moderna, faccio ancora fatica ad ambientarmi, quando l’avevo lasciata era tutto diverso, addirittura chi arrivava da Monserrato era considerato un ‘bidduncolo’, oggi è il trionfo del cosmopolitismo. I diciottenni devono potersi formare e lavorare qui, vicino alle loro famiglie”, sostiene, con una punta di commozione, lo chef 53enne.