Palestre sarde ancora ko: “Ristori ridicoli, torniamo a protestare in piazza a Cagliari”

Ci hanno sperato con la zona bianca, hanno spazio solo per le lacrime ora che l’Isola è arancione. Ma i titolari delle palestre hanno già pronta la nuova data per manifestare: “Per i ristori valutano i redditi di chi lavora nelle grandi città e guadagna almeno 10mila euro l’anno, in Sardegna è quasi impossibile: vogliamo tornare a far sentire la nostra voce, esistiamo anche noi”

La data sul calendario c’è già: “La prima giornata utile senza la zona arancione”. La protesta dei titolari delle palestre della Sardegna è solo rinviata: prevista per giovedì prossimo a Cagliari, è stata “bloccata” dall’addio alla zona bianca. E loro, istruttori e personal trainer, nelle tre settimane con le restrizioni quasi inesistenti, hanno sperato e pregato di poter tornare a lavorare. Così non è stato. E ora, tra zona arancione almeno sino a Pasquetta e ristori definiti “ridicoli”, il mondo del fitness è come una pentola a pressione, pronta a esplodere da un momento all’altro: “Per i ristori il Governo valuta il Cud di chi ha lavorato nel 2019 e premia chi svolge questo lavoro nelle grandi città, perchè gli aiuti scattano solo se guadagni più di diecimila euro l’anno. In Sardegna ci sono tante piccole città e paesini, è quasi impossibile riuscire ad intascare una cifra simile, per poi avere comunque non più di 3200-3400 euro in tasca”, spiega Cristian Caboni, 42 anni, titolare di una palestra e tra gli organizzatori della protesta sotto il palazzo del Consiglio regionale.
“Non manifesteremo più giovedì prossimo perchè, con il divieto di spostamento tra Comuni, saremmo davvero in pochi. Ma, appena torneremo in zona gialla o, magari, in zona bianca, siamo pronti a portare tutta la nostra rabbia in piazza. Esistiamo anche noi, nessuno deve dimenticarsel


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