Omicidio di Giulia Tramontano, parla l’amante di Impagnatiello: “Volevo aiutarla”

La 23enne ha spiegato del suo aborto, di come lui facesse passare per pazza Giulia, che ormai la loro storia era finita, anche del falso test di paternità del bimbo di Giulia, per farle credere non fosse suo.  “Mi ha dato il test in una bustina – ha spiegato -. Ho capito subito che fosse falso”


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Udienza importantissima quella di oggi sull’omicidio della giovane Giulia Tramontano, uccisa lo scorso maggio mentre era incinta di 7 mesi del suo piccolo Thiago. Il carnefice è il suo compagno Alessandro Impagnatiello, barman 30enne in un locale di lusso milanese, che oggi ha ascoltato, a testa bassa, la testimonianza della ragazza 23enne Italo inglese, sua collega, con cui aveva una relazione. La giovane ha raccontato tutte le bugie che Impagnatiello le aveva raccontato e di come, con astuzia, sia riuscita a capire chi aveva realmente di fronte. La 23enne ha spiegato del suo aborto, di come lui facesse passare per pazza Giulia, che ormai la loro storia era finita, anche del falso test di paternità del bimbo di Giulia, per farle credere non fosse suo.  “Mi ha dato il test in una bustina – ha spiegato -. Ho capito subito che fosse falso, poi infatti ho trovato il file excel usato per crearlo». La 23enne ha anche raccontato che il barman le aveva detto che Giulia era “bipolare” e che «voleva uccidersi” e che la frequentava solo per non lasciarla solo nel momento di difficoltà. “Non sapendo come gestire la situazione volevo aiutare Giulia, farle capire, darle qualcosa di concreto e farle capire cosa stava succedendo», ha affermato la giovane, molto provata.

La 23enne ha raccontato anche della cena del suo compleanno, delle promesse di Impagnatiello di una loro vita insieme e di quando, pochi giorni prima dell’omicidio di Giulia, lei lo avesse lasciato. “Lui ha continuato a negare di essere il padre del bambino”- ha affermato la giovane, che  poi ha chiamato Giulia: “Ero convinta perché mi sono detta: prima di partorire lei deve sapere chi ha davanti. Lui mi ha detto “Chiamala se non mi credi”, ma io avevo già intenzione di farlo”.

Impagnatiello ovviamente non era felice del contatto fra le due ragazze e sapeva che ormai le sue menzogne avevano le ore contate. Tristemente note le immagine di una telecamera di sorveglianza che ha ripreso Giulia e la 23enne dopo il loro incontro, poco prima dell’omicidio:“Le ho raccontato di quando ci siamo conosciuti, della nostra relazione: da una parte Giulia non era choccata, le ho solo confermato i dubbi che aveva”. In aula sono stati trasmessi i messaggi, soprattutto audio, tra le due ragazze. Agghiaccianti i messaggi scritti da Impagnatiello al posto di Giulia, che ormai già non c’era più, per depistare e allontanare la 23enne. Intanto, lui insisteva per incontrarla, mentre la giovane continuava a chiedere notizie di Giulia, di dove fosse. Poi l’incontro, avvenuto “a distanza”, la notte dell’ omicidio di Giulia.  “Mi diceva di volermi vedere, di venirmi a prendere al lavoro. Ma io non volevo salire in macchina con lui. Così mi ha portato a casa un collega. Ho visto che mi stava aspettando alla fermata del tram. Ma sono entrata in casa facendo un’altra strada. Continuava a chiamarmi e a chiedermi di farlo entrare. Alla fine mi ha chiesto di parlare dalla finestra. Ho accettato. Era molto agitato. Gli ho dato un quarto d’ora. Ha continuato a negare tutto. Poi è andato via. Durante la conversazione ha chiesto ancora di entrare ma ho risposto di no.” Dai messaggi emerge anche quanto non solo Giulia non fosse felice della situazione con Impagnatiello ma anche come la giovane collega abbia provato ad aiutarla fino all’ultimo per salvarsi insieme al suo bambino.


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