Nurnet e Garmin Marine riscoprono i nuraghi all’interno del lago Cuga

Il primo test di una nuova tecnologia per la ricerca archeologica

Il progetto pilota è nato dall’idea dell’ingegner Luca Galzerano – socio e consigliere d’amministrazione Nurnet – e ha visto l’utilizzo di una nuova tecnologia per il monitoraggio dei fondali: un nuovo ecoscandaglio in uso anche dalla Marina Militare nell’ambito della ricerca di relitti e bersagli sul fondo, con la capacità di restituire immagini in maniere dettagliata e definita. Inoltre attraverso la scansione laterale e frontale è possibile visualizzare sullo schermo immagini quasi tridimensionali grazie all’uso contemporaneo di onde ad altissime frequenze: questo permette di rilevare corpi consistenti, pietre isolate, relitti e perfino nuraghi.

Grazie alla collaborazione dell’Enas che gestisce l’invaso e le autorizzazioni della Sovrintendenza per i beni archeologici, si è deciso di scandagliare il lago, costruito per necessità antropiche,  al cui interno vi sono decine di nuraghi fra cui due che non riemergono dal 1974 nemmeno nei  periodi di maggiore siccità: Il nuraghe Chessedu e il nuraghe Asturedu.

L’intento della Fondazione Nurnet è stato quello di verificare se la tecnologia utilizzata permettesse una mappatura minuziosa dei fondali e una riduzione dei costi nelle operazioni di prospezione affinché lo strumento potesse divenire d’aiuto agli addetti ai lavori archeologici. I risultati ottenuti sono stati straordinari, permettendo di individuare i due nuraghi, la tholos al loro interno e la netta demarcazione dallo strato di fanghiglia che ne ricopre i bordi. Si tratta quindi di un ulteriore esempio di come la tecnologia e le competenze trasversali possano essere d’aiuto a settori specifici, in particolar modo in una terra come la Sardegna che tanti tesori ha ancora da far emergere.


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