Nuovi centri commerciali a Cagliari, ma chi ci guadagna davvero?

L’analisi di Roberto Mirasola: “Preoccupa constatare che un’amministrazione di centrosinistra a Cagliari abbia approvato un altro centro commerciale in via dei Tigli, tralasciando le conseguenze economiche”

di Roberto Mirasola

Preoccupa constatare che un’amministrazione comunale di centrosinistra abbia approvato un progetto di costruzione di un nuovo centro commerciale soffermandosi solamente sugli aspetti urbanistici trascurando le conseguenze economiche che il nuovo centro inevitabilmente avrà. E’ inutile nascondersi dietro le parole parlando di punti di vendita medi, perché non si comprenderebbe la necessità di una richiesta di variante del PUC con previsione di inserire una rotatoria con annessa rampa di raccordo all’asse mediano e zona parcheggi. La documentazione presentata al riguardo parla chiaro. Stupisce invece che nei documenti presentati nessuna analisi venga fatta riguardo l’impatto economico sugli insediamenti commerciali già esistenti. Previsione invece richiesta dalla L. 5/2006. Si ignorano totalmente le ricadute sociali con il forte rischio che l’offerta sia ridondante rispetto alla capacità di spesa della potenziale clientela, con il rischio concreto di ulteriori chiusure di attività commerciali. Si parla con troppa superficialità delle ricadute positive sul lato occupazionale. Se non si è proceduto ad un’analisi costi benefici, come si può parlare di occupazione? Purtroppo inizia a farsi strada il dubbio che si creda veramente che l’occupazione la si crei solamente con i lavori pubblici e le costruzioni, che notoriamente hanno un effetto anti -ciclico ma una volta terminati riportano la situazione al punto di partenza. Manca in tutto questo un’idea concreta di sviluppo locale. Da una parte si fanno i lavori di arredo urbano che dovrebbero riportare la gente a rivivere il proprio centro storico, dall’altra si costruiscono centri commerciali all’ingresso della città.

Eppure le opportunità per far ripartire le attività produttive non mancherebbero. I tristi eventi di Tunisi hanno portato molte compagnie crocieristiche a puntare su Cagliari. Un fatto sicuramente positivo per la nostra capitale, però i turisti rimangano poco in città visto che i pacchetti vengono venduti per la visita di altre località turistiche. E Cagliari città turistica? Siamo capaci di creare iniziative di valorizzazione turistica capaci di trattenere i turisti in città? Per far questo sarebbe opportuno creare un modello di governance capace di racchiudere associazioni di categoria e Camera di commercio. Occorrerebbe rivitalizzare i quartieri storici, dove invece le botteghe artigianali chiudono. Dotarsi di infopoints informatici, avere steward e hostess nell’area commerciale, dedicare alcuni spazi pubblici all’installazione di arredo urbano che possono essere al contempo usati come giochi per i bambini. Si potrebbero ipotizzare interventi di riqualificazione urbana puntando su tematiche inerenti il risparmio energetico e l’impiego di fonti energetiche rinnovabili (microeolico, lampioni fotovoltaici ecc..). Sarebbe interessante capire se per l’amministrazione comunale il motore di sviluppo debbano essere i centri commerciali e le grandi strutture di vendita oppure i negozi di vicinato che invece valorizzano le vie del centro cittadino. Non dimentichiamo l’apertura nel 2013 del centro commerciale “Globo Moda” in via dei Valenziani, guarda caso proprio vicino alla zona interessata dall’apertura del nuovo centro commerciale. E’ curioso che in Sardegna prendiamo ad esempio sempre i cattivi modelli di sviluppo anziché fare riferimento agli esempi virtuosi. Cosi mentre le città Lombarde puntano sui distretti commerciali urbani
cosa che del resto inizia a fare il Veneto oltre alla Puglia e altre regioni, noi invece rimaniamo ancorati a vecchi retaggi.


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