No alla chiusura del San Giovanni di Dio: “Ora scendiamo in piazza”

Pronta una manifestazione di protesta per sabato prossimo: no alla chiusura del vecchio ospedale Civile cagliaritano

No allo smantellamentodel vecchio ospedale cagliaritano. Un altro piccolo pezzo di città da difendere, che se ne va senza che sia stato deciso come riutilizzare la struttura. Anna Maria Biggio spiega i motivi della protesta:”La manifestazione dell’8 febbraio sarà una manifestazione di protesta condotta in modo pacifico, anche perché non dovrà impedire le attività primarie dell’ospedale. E’ organizzata dal gruppo facebook “No all’eliminazione del San Giovanni di Dio” creato da Stefano Porceddu, gruppo che mette insieme la voce di medici, paramedici e dei cittadini che si vedono privare di una struttura ospedaliera all’interno della loro città e che rappresenta un punto di riferimento della sanità isolana. Purtroppo le incongruenze politiche degli ultimi anni hanno portato a questo risultato, ed è ancora tutto in mano ad una politica inefficiente e ai poteri forti che comandano, ai quali poco importa dei disagi che sta causando il trasferimento di alcuni reparti e la prossima chiusura dell’ospedale. Anche questa volta, nonostante le già accorate richieste e le manifestate proteste che sono seguite, nulla si sta facendo se non dare risposte vaghe e contraddittorie come quelle che sta dando l’On.De Francisci. La campagna per le prossime elezioni regionali fa il resto. Nessun candidato, tranne me che comunque protesto come cittadina, e nessun politico ancora seduto, spero per poco, nella sua poltrona, si espone mettendoci la faccia e stando dalla nostra parte. Sono tutti impegnati nelle loro personali campagne e quindi, questi, sono soltanto problemini marginali. Mi auguro che almeno l’attuale amministrazione comunale intervenga al più presto per risolvere questo grave problema. Invito il Sindaco Zedda a voler dare il suo contributo ed a partecipare alla nostra, e anche sua, manifestazione”. Nella foto Anna Maria Biggio, candidata con i Rossomori. 


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