Natalino, da 63 anni ciabattino a Cagliari: “Giovani senza lavoro? Si facciano preti”

Il 20 novembre 1954 la prima giornata di un lavoro che l’ha segnato per tutta la vita. Natalino Suella, 83 anni, è lo storico ciabattino di via Carducci. “Qui, prima, era quasi tutta campagna. Non sono molto credente, consiglio a chi non ha lavoro di entrare in seminario”. Guardate il VIDEO

I giovani che non hanno un lavoro? Se mettono in conto di non fidanzarsi o sposarsi e di non avere mai figli, hanno la soluzione a portata di mano. “C’è molto spazio nel sacerdozio, i giovani devono andare in seminario e diventare preti e suore. Lo dico anche se non sono molto credente”. E anche se, a quanto pare, un giovane non sente la vocazione. È un fiume in piena, le risposte arrivano prima della fine delle domande e sono azzeccate in pieno. 83 anni, Natalino Suella, professione ciabattino,  li ha solo sulla carta d’identità. La grinta è quella di chi ha e vuole ancora lavorare e cercare di vivere il presente. Sì, perché il passato è fatto di lunghe pedalate, “da Flumini di Quartu alla bottega di via Carducci a Cagliari, negli anni Cinquanta non c’era una sola auto in tutto il quartiere”, ricordi indelebili e curiosi, “nel 1953 il mercato di San Benedetto non esisteva, c’era un grande prato. Una volta un tizio ha lasciato il suo gregge lì ed è entrato in un bar, le pecore se ne sono andate fino in piazza Garibaldi”. Anche lì, campagna a go go, il boom dei palazzi a San Benedetto, infatti, inizia solo verso la fine degli anni ’50.

Ancora amarcord: “Passava solamente il tram, varie linee, alcune più delle altre. Via Sant’Alenixedda era tutta campagna, soprattutto dopo villa Muscas. Quando ho aperto la bottega c’era solo la mia bicicletta parcheggiata, non c’erano macchine. C’era il tram su rotaia, partiva dalla stazione e arrivava sino a Quartu e addirittura fino a Monserrato”. E, nonostante gli 83 anni, Natalino Suella vuole scommettera ancora sul suo lavoro. “Il calzolaio è indispensabile, ho ancora tanti clienti. Soprattutto donne, quelle che oggi sono mamme e nonne, che vengono nella mia bottega insieme alle loro figlie”. Impossibile, vista la sicurezza di signor Natalino, anche solo pensare di pronunciare la parola “pensione”.


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