Movida, il Giudice: “Chi vive alla Marina non può impedire il rumore”

14 pagine di ordinanza per dare ragione ai locali della Marina: ecco perchè, questa volta, i “giovani” vincono sugli anziani

Un’ordinanza  lunga quattordici pagine quella emessa dal giudice civile Vincenzo Amato il 12 gennaio scorso, con cui rigetta la richiesta presentata da un gruppo di cinque residenti  per un intervento immediato, in primis con la chiusura anticipata dei locali, che mettesse fine a una situazione, a detta loro, insostenibile. L’inquinamento acustico di tutto l’isolato e per l’intera notte, hanno sempre sostenuto i residenti, impedisce di dormire. “La scelta” di abitare in una zona simile “non può – si legge nell’ordinanza del Tribunale di Cagliari – in nessun caso tradursi nel diritto di impedire l’esercizio di qualsiasi attività rumorosa”.

Dodici i locali citati in giudizio che vincono questo primo round di una battaglia legale iniziata quasi due anni fa. Segnalazioni, esposti , richieste di intervento rivolte al sindaco, assessore e Prefetto  di Cagliari. Fino al ricorso in Tribunale per “fare cessare il continuo e incessante disturbo alla quiete pubblica anche fino alle 6 del mattino”. Per questo chiedevano la chiusura anticipata dei locali, magari alle 22, e la riduzione dei decibel del rumore secondo i limiti previsti dalla legge. Ma secondo il giudice “la documentazione a più riprese prodotta dai ricorrenti, non consente di affermare con adeguata attendibilità la violazione” da parte dei titolari dei locali “della disciplina in materia di esercizio dell’attività commerciale e di inquinamento acustico, sia attraverso le sorgenti sonore fisse che di quelle mobili”.

 E ancora: “non è emerso che le strutture, gli impianti tecnici e le altre installazioni degli esercizi commerciali abbiano prodotto, e producano stabilmente le emissioni sonore denunciate, e che la rumorosità segnalata sia riconducibile a violazioni dei doveri di diligenza e prudenza richiedibili ad un operatore commerciale del settore. La rumorosità dei locali si cumula a quella prodotta dai frequentatori, oltre che da eventuali veicoli. E non è pretendibile ai singoli esercenti , se non all’interno dei propri locali, un intervento volto a reprimere la condotta di soggetti terzi che possano recare disturbo alla quiete pubblica  ‘bevendo e schiamazzando su portoni e scalinate’, come spiegano i residenti”. Si tratta di “un quartiere storico centrale – si legge nell’ordinanza – dove negli anni si è intensificata la frequentazione turistica non soltanto per gli scorci del passato e i monumenti, ma anche per il richiamo offerto da nuove attività, anche ricreative e di accoglienza enogastronomica. Occorre non solo valutare le caratteristiche strutturali del quartiere, con un’alta densità di edificazione e privo di spazi aperti, ma anche la sua eventuale vocazione commerciale e turistica. La scelta “ di abitare in una zona simile “non può in nessun caso tradursi nel diritto di impedire l’esercizio di qualsiasi attività rumorosa”.


In questo articolo: