Movida “azzoppata” a Cagliari: “Chiudere a mezzanotte mi danneggia, dobbiamo darci tutti una regolata”

Il realismo e la rabbia di Raffaella Giamberduca, gelataia di piazza Yenne: “Durissimo colpo per la movida, ma non posso andare a rimproverare chi, fuori dal mio locale, fa assembramenti: c’è una pandemia, se non cambiamo i modi di vivere non ne usciamo più”

I mesi del lockdown sperava fossero solo un lontano ricordo. Invece, Raffaella Giamberduca, gelataia 48enne di piazza Yenne a Cagliari, è tornata ad incrociare le dita: non per il timore di un nuovo “stop assoluto” (nei fatti, almeno sinora non previsto dal Governo Conte) ma per il possibile nuovo calo d’affari all’orizzonte. Con il nuovo decreto dovrà abbassare le serrande del suo locale a mezzanotte: “Si va a bloccare quel poco lavoro che si era ‘riacceso’. Sono saliti i numeri dei contagi, la situazione è seria e dobbiamo darci tutti una regolata e seguire le indicazioni. Noi lo facciamo, tra mascherina e gel igienizzante. Sanifichiamo anche il locale, se fuori dai miei spazi la gente crea assembramenti o non indossa la mascherina non posso certo andare a rimproverarli”, osserva la giovane imprenditrice.

“C’è una pandemia, per risolverla bisogna attenersi alle regole. Indubbiamente, soprattutto per altri miei colleghi, la chiusura a mezzanotte comporterà dei gravissimi danni economici. Anche io guadagnerò meno”, spiega. “La movidà subirà un durissimo colpo, ma è inevitabile fare tutto ciò che serve, sennò non usciremo più dal tunnel del Coronavirus”.


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