Morto al porto canale di Cagliari, i colleghi di Raffaele: “Un urlo, poi il suo corpo a terra”

Protesta dei portuali dopo l’ennesima croce sul lavoro. Accompagnati dai sindacalisti, ai quali hanno raccontato gli ultimi istanti di vita di Raffaele Massa, schiacciato da un container, i lavoratori hanno chiesto maggiore sicurezza: “Sotto choc per l’accaduto, inconcepibile nel 2024 morire mentre si lavora”. Il presidente dell’authority, Massimo Deiana: “Facciamo centinaia di controlli all’anno, non sono mai emerse gravi irregolarità”. VIDEO INTERVISTE


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Il dolore, la rabbia, l’impotenza, l’incredulità. Sono queste le sensazioni che stanno ancora provando tutti i lavoratori del porto canale di Cagliari, anche quelli che non conoscevano Raffaele Massa, il 50enne di Quartu morto schiacciato da un container venerdì scorso. Dopo tre giornate di sciopero si sono ritrovati in via Roma, davanti all’ingresso dell’autorità portuale, per protestare e chiedere più sicurezza: “Dobbiamo ancora accertare cosa non sta andando, ciò che è vero è che è morto un lavoratore esperto, nel campo da tantissimi anni, vittima di un qualcosa che non ha funzionato o, se tutte le procedure sono state applicate, allora la sua morte deve deve essere da stimolo per valutare nuove procedure che tutelino i lavoratori”, dice Alessio Salis della Filt Cgil. “Attendiamo di conoscere bene come si sono svolti i fatti, la sicurezza non deve mancare mai. Vorremmo stimolare maggiore attenzione nell’applicare tutte quelle procedure per tutelare i lavoratori. Nel 2024, morire sul lavoro, con i tanti strumenti tecnologici che abbiamo, è inconcepibile”. Michele Palenzona della Fit Cisl si è fatto raccontare dai lavoratori in servizio alla Grendi quei tragici minuti: “I colleghi di Raffaele sono ancora abbastanza choccati, hanno sentito un urlo e, quando si sono avvicinati per soccorrerlo, hanno trovato il loro collega esanime a terra. Chiediamo più sicurezza e lo stop immediato alle lavorazioni in casi di insicurezza, senza che gli operai debbano subire sanzioni o venire ripresi dall’azienda”.
Il presidente dell’autorità portuale, Massimo Deiana, ha incontrato sindacati e lavoratori: “Morire sul lavoro è inconcepibile, il problema fondamentale è che bisogna moltiplicare gli sforzi. Noi ogni anno facciamo sino al 40 per cento in più delle ispezioni previste, solo a Cagliari sono 150, 560 in tutta l’autorità di sistema. Sono emerse solo criticità di tipo amministrativo, non inadempienze che possano portare a multe o al ritiro dell’autorizzazione. E l’impresa di cui stiamo parlando ha sempre avuto ottime performance. Secondo le nostre risultanze il porto di Cagliari è sicuro, non sappiamo ancora quale sia la causa che ha generato questo grave incidente, aspetteremo le risultanze dell’inchiesta”.


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