Monserrato, i nobili del “Michelangelo dei defunti” patrimonio culturale del territorio

Le sculture di Sartorio tra le bellezze da promuovere e valorizzare.


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È intenzione da parte del Comune divulgare la conoscenza dei monumenti cimiteriali custoditi nella parte vecchia del camposanto, con una serie di iniziative finalizzate alla divulgazione di ciò che, due secoli fa’, fu scolpito con arte e sensibilità e che, ancora oggi, dimora nella casa eterna per rappresentare chi abbandonò la vita terrena.

Nel cimitero “vecchio” di Monserrato, realizzato negli anni’30, si trovano alcuni monumenti cimiteriali dello Scultore “Sartorio” che spiccano per bellezza iconografica.

Si tratta del monumento funebre eretto in memoria dei coniugi  Raffaele Tinti  (1844-1908) e Cristina Cossu, già proprietari della casa del fascio, oggi chiamata “Casa della cultura”. Le statue sono  firmate dall’autore e, come afferma Serafino Agus, storico di Monserrato, sono state scolpite secondo i canoni del verismo imperante durante la “Belle èpoque” ,  in cui i due coniugi hanno vissuto. L’uomo è scolpito su pietra grigia con un abito composto da giacca, corpetto, cravatta, camicia, del quale si notano le pieghette e il bottoncino. Il fazzoletto in testa della donna è legato con un fiocco perfetto. La sua espressione è serena e sulla camicia risalta una “broscia”, ossia un  grande  fermaglio, finemente inciso di perle e ricami della tradizione sarda.  L’altro monumento raffigura una donna morta di  parto con due neonati, tenuti uno per braccio, molto commovente.

Parlano da sole le sculture dell’artista, la mamma scomparsa prematuramente pensa ai suoi bambini che tanto ha amato e che non potrà cullare tra le sue braccia: il suo viso è rivolto al cielo, triste, che indica ai piccoli che, ogni volta che avranno bisogno di lei sarà lì: basterà solo alzare lo sguardo. Messaggi recapitati attraverso l’arte, quella che è custodita anche nel cimitero di Monserrato e che in pochi si soffermano ad ammirare, ad apprezzare, a contemplare nella sua immensa bellezza. Ecco che allora è partita la campagna di sensibilizzazione da parte dell’amministrazione comunale che, attraverso l’assessorato alla cultura presenziato da Emanuela Stara, offre l’opportunità di conoscere la storia del luogo, quella che non si trova di certo scritta sui libri di scuola.

L’artista Giuseppe Maria Sartorio, nacque a Boccioleto il 2 dicembre 1854 e scomparve in circostanze misteriose durante un viaggio di ritorno nella penisola italica nel Mar Tirreno il 20 settembre del 1922. Studiò a Varallo Sesia e all’Accademia Albertina di Torino, completò i suoi studi nell’Accademia nazionale di San Luca a Roma. Fu sopranominato il “Michelangelo dei morti” poiché la sua arte scultorea funebre si basa principalmente sui canoni di bellezza e proporzione legati al ciclo scultoreo del grande Michelangelo Buonarroti. La sua morte è un mistero e pare avvenuta durante la traversata sul piroscafo “Tocra” da Olbia a Civitavecchia e il suo corpo non fu mai trovato. Nella bottega  d’arte di Gianni Argiolas si trova in custodia la statua marmorea acefala, la donna inginocchiata su di un cuscino in atto di devozione e di preghiera . È ritratta con un abito di gala delle cerimonie solenni, offrendo una meravigliosa icona di quel costume dell’epoca delle famiglie di ricca borghesia . La statua ritrae la signora Bellanna Dessi, moglie di Antioco Spiga, conosciuti come grandi benefattori  di diversi oggetti sacri e opere come la pisside d’argento alla chiesa parrocchiale, l’altare marmoreo della chiesa di San Lorenzo (nel 1903), l’aureola d’oro massiccio al cristo risorto (nel 1906).

Nel 1911, la signora Bellanna rimasta vedova, donò la statua del Sacro Cuore alla parrocchiale.

Al Sartorio si deve la realizzazione di numerosi monumenti in tutta Italia ma soprattutto in Sardegna: il monumento a Quintino Sella nella piazza di Iglesias, i 200 monumenti nel cimitero di Bonaria a Cagliari, monumento a Vittorio Emanuele II, in Piazza d’Italia a Sassari.

Fra i suoi  40 ottimi allievi selezionati vi furono anche il figlio Ettore e i fratelli Usai di Sassari.


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