Messe libere in Sardegna, il vero strappo di Solinas su Conte: assist ai Vescovi che però frenano

Il governatore sardo Solinas trova l’inghippo per quello che è il vero sgambetto che fa notizia: le Messe saranno consentite in Sardegna, e vietate nel resto d’Italia. Solinas ripristina nell’Isola quella “libertà di culto” negata secondo la Cei, affermando che “sono sospese dal decreto nazionale le cerimonie religiose ma non le funzioni. E io ripristino la funzione dell’eucarestia”. Ecco tutte le altre novità della Sardegna in pillole

Messe libere in Sardegna, il vero strappo di Solinas su Conte: assist ai Vescovi e ai fedeli. Il governatore sardo Solinas trova l’inghippo tecnico per quello che è il vero “sgambetto” che fa notizia: le Messe saranno consentite in Sardegna, e vietate nel resto d’Italia. Solinas ripristina nell’Isola quella “libertà di culto” negata secondo la Cei, affermando che “sono sospese dal decreto nazionale le cerimonie religiose ma non le funzioni. E io ripristino la funzione dell’eucarestia”. Dunque il passaggio che sarà scritto a chiare lettere nell’ordinanza di Solinas è il seguente: “E’ possibile lo svolgimento delle funzioni eucaristiche ordinarie con distanziamento interpersonale, divieto di assembramento e utilizzo dpi. Si attendono le disposizioni dei Vescovi per ogni Diocesi”. Messe con mascherina dunque, ma di persona e dal 4 maggio, nonostante il comitato scientifico nazionale abbia indicato proprio nel passaggio della comunione una pericolosa possibilità di contagio. Decidere però sarà sempre facoltà dei sindaci, a cui spetta l’ultima parole e una sorta di patata bollente che vale un po’ per tutte le riaperture previste.

Ma in serata c’è un comunicato ufficiale del Presidente della Conferenza Episcopale Sarda, monsignor Antonello Mura che sembra non avere gradito il via libera alla funzione dell’eucarestia: “I Vescovi sardi, pur apprezzando l’attenzione che il Presidente Solinas ha rimarcato nella conferenza stampa di oggi verso l’apertura delle chiese alle ‘celebrazioni eucaristiche’, si riservano di leggere e valutare il testo dell’ordinanza regionale che verrà firmata, tenendo conto che non sono stati consultati precedentemente e che decisioni di questo tipo – precisa monsignor Mura – competono unicamente all’Autorità ecclesiastica”. E la pagina Fb NewsChorusChorus,. vicina alla Diocesi di Cagliari, aggiunge: “L’autorizzazione delle messe da parte della Regione Sardegna dal 4 maggio non fa altro che mettere in difficoltà i vescovi sardi che aspettavano indicazioni a livello nazionale per predisporre in sicurezza il ritorno in chiesa dei fedeli. C’è un forte odore di strumentalizzare i cattolici per ragioni di consenso politico”.

Messe a parte però, è chiaro che in Sardegna il lockdown finisce domani, e che lunedì si torna gradatamente verso la normalità. Cioè ben prima di quel 18 maggio indicato da Conte. Perchè dall’11 maggio sarà consentito riaprire le parrucchierie e i centri estetici. Perchè da subito riapriranno tante aziende che nel resto d’Italia restano al palo, e c’è il via libera persino agli allenamenti (individuali) del Cagliari di Zenga. Si riaprono i parchi, le ville pubbliche, le seconde case, i negozi di toilettatura per gli amici animali.

Tutto questo è stato possibile però grazie al grandissimo sforzo dei sardi, che hanno resistito a otto settimane di serrata totale con una unità e una compostezza granitica. Solinas lo ha chiamato dunque “un atto di fiducia verso tutti i sardi”, avvertendo però che “il virus non è andato in vacanza, bisognerà rispettare tutte le regole di distanziamento sociale e fare la massima attenzione”. Bar e ristoranti potranno operare solo da asporto sino al 17 maggio ( e presumibilmente riaprire tutto il 18 maggio), e qui sta l’unica frenata di Solinas, che forse teme le tavolate e la voglia di bere e divertirsi che molti potrebbero avere alla conclusione di questo infinito lockdown. Eventuali adunate che potrebbero rovinare tutto e fare di nuovo aumentare i contagi. Ogni Comune avrà comunque il suo indice di contagio da monitorare costantemente, con eventuali chiusure e aperture a fisarmonica, la palla passa ai sindaci.

E c’è uno spiraglio anche per la stagione turistica. Che non sarà quella a cui siamo abituati: i turisti potranno sbarcare nell’Isola solo attestando di essere negativi, attraverso tamponi e con una App di tracciabilità. Porti e aeroporti restano per ora blindati ma se tra giugno e luglio riapriranno sarà il termoscanner e il “passaporto sanitario” (come se la Sardegna sardista diventasse di colpo indipendente, forse un termine voluto) a dare il lasciapassare ai turisti, senza escludere neppure l’arrivo degli stranieri. Non resta che incrociare le dita e sperare che il virus consenta questo passo in avanti.

Ecco cosa sarà possibile da lunedì 4 maggio, oltre a incontrare parenti e congiunti:

▶️ Possibilità di svolgere attività motoria all’aria aperta con distanziamento interpersonale e non assembramenti. Andare a 🎣 pesca

▶️ Possibilità per i nuclei familiari conviventi di spostarsi verso le seconde case.

▶️ Obbligo uso mascherine in esercizi pubblici.

▶️ Consentita attività di tosatura, raccolta foraggio e sughero, e simili. Consentito il montaggio e allestimento stabilimenti balneari

▶️ Per chi arriva da altre regioni, è necessaria l’autorizzazione da parte della Regione Sardegna.

▶️ E’ possibile lo svolgimento delle funzioni eucaristiche ordinarie con distanziamento interpersonale, divieto di assembramento e utilizzo dpi. Si attendono le disposizioni dei Vescovi per ogni Diocesi.

jacopo.norfo@castedduonline.it


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