Mensa di via Trentino chiusa da due anni, la rivolta degli studenti

Da luglio del 2012 è impossibile mangiare, per colpa di una canna fumaria difettosa e di una ristrutturazione infinita

Mensa universitaria di via Trentino chiusa da quasi due anni. L’apertura viene rimandata di mese in mese: mancano ancora gli spogliatoi per il personale e la canna fumaria per la cucina, oltre alle autorizzazioni dei vigili del fuoco e del Comune di Cagliari. La denuncia del movimento “Collettivo Universitario Autonomo”. “A pagarne le spese sono come sempre gli studenti, costretti a mettere mano al portafogli per spostarsi nelle altre mense, e il personale della struttura”.

La mensa di via Trentino viene chiusa nel luglio 2012. “La struttura era stata chiusa per lavori di ristrutturazione – scrivono in una nota i rappresentanti del movimento – e  ancora stiamo aspettando che il servizio ritorni operativo. Fin dalla sua apertura la mensa è sempre stata organizzata in modo che il cibo venisse cucinato nelle altre mense e poi spedito in via Trentino. Questo fino all’estate di quasi due anni fa, quando sono iniziati i lavori per costruire una cucina e una canna fumaria necessari alla preparazione del cibo all’interno della mensa stessa. Nel corso di questi anni alcune delle opere più importanti sono state portate a termine: una cucina completa e i posti a sedere per 184 studenti. Ancora mancano gli spogliatoi per il personale e la canna fumaria. Tutto questo alla modica cifra di 800mila euro, gentilmente concessa dal fondo cassa destinato ai lavori di manutenzione e ristrutturazione degli edifici. Gli ultimi interventi alla mensa si registrano verso metà dicembre, quando un gruppo di operai lavora per rimettere in sicurezza un muro crollato dopo una violenta pioggia. Da allora nel “cantiere” tutto tace”.

A bloccare tutto anche problemi burocratici. “Oltre alla canna fumaria mancano anche varie autorizzazioni come il certificato di prevenzione incendi, rilasciato dai Vigili del Fuoco,  il certificato di agibilità, di cui si occupano uffici comunali per l’edilizia e il rinnovo dell’autorizzazione del Suap (lo Sportello Unico per le Attività Produttive). La causa della mancata apertura non è imputabile solamente all’Ersu, ma anche agli altri apparati amministrativi quali Comune, Asl e Vigili del Fuoco. A pagarne le spese sono come al solito studenti e lavoratori. I primi sono, infatti, costretti a mettere mano al portafogli per spostarsi nelle altre mense oppure per fare la spesa. I secondi, invece, si trovano in un limbo dal quale non sanno se e quando usciranno: il personale della mensa incriminata è stato spostato e riassorbito nelle due rimaste aperte, a fronte di orario e salario uguale, coprendo – solo in parte – i doppi turni che facevano i colleghi, ma con la promessa di ritornare in breve tempo al vecchio posto di lavoro.

L’Ersu da più di un anno e mezzo rimanda di mese in mese la riapertura del servizio, ogni volta con una scusa diversa, illudendo allo stesso tempo gli studenti che ruotano attorno a casa dello studente e Magistero e gli operatori della mensa. Sorgono quindi spontanee alcune domande: quali sono i problemi che impediscono la realizzazione della canna fumaria? Perché ancora non si è raggiunto un accordo fra Università ed enti responsabili al rilascio delle autorizzazioni necessarie? E ancora, che fine faranno i lavoratori trasferiti nelle altre mense? La certezza è che ancora una volta l’ente che dovrebbe garantire il diritto allo studio non è in grado di ricoprire questo ruolo: nel giro di pochi anni gli idonei non beneficiari sono arrivati a toccare nel 2013 il 50 per cento, le case dello studente sono edifici fatiscenti e quella di via Roma è ancora chiusa. I suoi ospiti sono stati dirottati in edifici della curia, con annesso flusso di denaro dalle casse dell’Ersu alle tasche degli istituti religiosi. Intanto noi aspettiamo, e la pazienza è già finita”.