Meno 6 al voto per le regionali, al via una settimana di fuoco per conquistare il comando della Sardegna

Ultimi giorni di lotta all’ultimo consenso in una campagna elettorale che vede in campo 4 candidati, una calata senza precedenti di big dei partiti da Roma e l’isola come laboratorio di un’alleanza nel centrosinistra e test per il governo di centrodestra. Le previsioni sull’affluenza sono sconfortanti e non superano il 50%


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Sei giorni di fuoco in cui giocarsi il tutto e per tutto. I quattro candidati alla presidenza della Regione – in ordine alfabetico Lucia Chessa, Renato Soru, Alessandra Todde e Paolo Truzzu – sono pronti al rush finale che porterà uno dei quattro a Villa Devoto per governare la Sardegna per i prossimi 5 anni.
Come da copione, in questi giorni la Sardegna è miracolosamente riapparsa sui radar della politica nazionale, con una calata di leader di partito senza precedenti, anche perché l’isola è la prima regione al voto per le regionali quest’anno e dunque sarà anche un test per il governo Meloni. E proprio la presidente del consiglio in Sardegna si è esposta in prima persona:  nonostante il consenso del sindaco Paolo Truzzu sia in caduta libera su Cagliari, proprio sul suo fedelissimo ha puntato, silurando Solinas. La campagna di Truzzu è molto sottotraccia: incontri ristretti, zone interne, Cagliari evitata come la peste. Salvini è onnipresente, come mai nei 5 anni in cui con Solinas ha governato la Sardegna, titolare dei Trasporti, della Sanità e poi dell’Agricoltura e dei Lavori Pubblici. La chiusura della campagna del centrodestra sarà un classicone romano con Meloni, Tajani e Salvini insieme sul palco in Fiera mercoledì alle 16.
Archiviata la tre giorni di Conte, blindatissimo e inavvicinabile se non quando il suo staff romano decideva che i giornalisti potevano avvicinarsi, esibito al mercato di San Benedetto, il leader dei 5 stelle, che nel Conte 1 ha governato con Salvini e il centrodestra, come a Sassari, non tornerà per la chiusura. In questi giorni nell’isola ci saranno di nuovo Elly Schlein e Bersani ma la candidata Alessandra Todde, nuorese di ritorno nell’isola dopo un’intera vita da studentessa e imprenditrice fuori dall’isola, parlamentare grillina, vuole chiudere la campagna dei pentastellati nel nome dei quattro mori e senza leader nazionali.
Renato Soru con la sua Coalizione sarda ha fatto una prima chiusura della campagna nella sua Sanluri, in questa settimana continua a incontrare i sardi e attacca proprio l’invasione di leader nazionali. Che, sostiene l’ex governatore che è uscito dal Pd in polemica con la segreteria nazionale e regionale che si è consegnata ai 5 stelle, è inaccettabile. Soru chiuderà la sua campagna venerdì alle 18 al Teatro Massimo di Cagliari.
Sulla stessa linea l’outsider Lucia Chessa, esponente dei Rossomori e candidata presidente con Sardegna R-esiste: la calata dei leader nazionali, sostiene, affoga i diritti dei sardi. Come la legge elettorale, ribadisce la candidata outsider, che centrodestra e centrosinistra si sono confezionati esclusivamente nel loro interesse per non avere terzi incomodi, tagliando via gigantesche fette di voti.
E che la Sardegna sia balzata all’interesse nazionale forse come mai in passato è un dato di fatto. Per diversi motivi. Intanto, è la prima regione al voto nel 2024. Poi, è il laboratorio dell’alleanza 5stelle-Pd, infine è un test per il governo Meloni. Le previsioni sull’affluenza sono sconfortanti, intorno al 50%: significa che metà popolazione andrà a votare e che circa un terzo o poco più di quella metà sceglierà da chi farsi governare.


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