Medici in affitto, in Sardegna l’ultima gigantesca frontiera della sanità-vergogna

In 12 ospedali della Sardegna verranno presi a noleggio neolaureati e non specializzati per poter tenere aperti i pronto soccorso a corto di personale. Il costo? 80 euro all’ora più Iva. Secondo la Regione l’alternativa è chiudere i presidi sanitari, ma infuriano le polemiche. E’ proprio vero che non ci sono alternative?

Già così, è tutto un disastro. La sanità pubblica in Sardegna è in una situazione imbarazzante, certo il Covid ha fatto la sua parte risucchiando energie e risorse, ma non può essere l’alibi buono per tutte le stagioni. E per giustificare l’impossibilità di fare visite di prevenzione e curarsi come si avrebbe diritto a fare. Ma quando il peggio sembrava passato, quando si poteva pensare di poter tornare a un minimo di normalità, quando ci si illudeva che la sanità pubblica fosse sopravvissuta ai cazzotti furiosi di un virus cattivo e violento, ecco che ci si trova a fare i conti con una triste e dura realtà.

Non ci sono medici. Non abbastanza, almeno. Non certamente per curare i residenti e la caterva di turisti che a luglio e agosto prendono d’assalto la Sardegna. E allora, come si fa con un’auto a noleggio, se non puoi comprarla, affittala. Come per i vestiti firmati, che li indossi per una sera e poi li restituisci. Con ottanta euro all’ora più iva prendi un medico in affitto e non ci pensi più. Una cifra esorbitante perché stiamo parlando di turni da 12 ore e quindi di quasi mille euro al giorno a testa, per poter tenere aperti i pronto soccorso di Ghilarza, Bosa e Oristano, ma anche di San Gavino, Tempio, Isili, Muravera, Lanusei, Nuoro, Sorgono, Carbonia e Iglesias. Dal 1° luglio al 30 settembre, a servizio dei turisti ma con i soldi dei residenti, con quelle risorse rovesciate nel calderone della sanità pubblica che si mangia ogni anno più di mezza finanziaria. Medici usa e getta, ché poi dal 30 settembre, tutto tornerà come prima. Come le navi, come gli aerei, come i servizi, come le strade: ai sardi resterà da fare i conti con la precaria e scassata realtà in cui vivono, pagata peraltro a caro prezzo molto più che nel resto d’Italia.

I sardi, esattamente come in questi mesi, si ritroveranno a non poter fare visite di prevenzione, a non potersi curare, a morire di patologie non diagnosticate, perché c’è sempre un’altra priorità. Chi può si rivolge ai privati, chi non può crepa. Con tanti saluti alla invidiatissima sanità pubblica italiana, schiacciata dal paradosso di non avere medici ma di tenere il numero chiuso all’Università.


In questo articolo: