Medau Su Cramu: “Non siamo abusivi, ma ci sentiamo abusati”

Parla Lazzarino Porcu, uno dei due fratelli sfrattati dall’abitazione abusiva di Medau Su Cramu, a due passi dal parco di Molentargius: “Trattati come bestie, siamo vittime di un’ingiustizia”

Preoccupazione e ancora polemiche a Medau Su Cramu, dopo lo sfratto di due famiglie lo scorso 23 giugno. Da allora i fratelli Porcu e le loro famiglie vivono ospiti da parenti e amici, altri sistemati in casa dei vicini, a due passi dall’edificio sigillato. “Nella disgrazia abbiamo scoperto l’affetto degli altri residenti – racconta Lazzarino Porcu, tra disperazione e commozione – Nei nostri confronti c’è stato troppo accanimento: siamo stati mandati via come bestie e additati come abusivi, ma noi ci sentiamo abusati”. Da parte del Comune la possibilità di essere ospitati alla Caritas: “ci hanno tolto la casa, ma non la dignità”.

In attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sul ricorso, le due famiglie cercano di fare chiarezza sulla vicenda con una lettera inviata a tutto il Consiglio comunale. “E’ vero che esiste una condanna che sicuramente ha dato il via a tutta la procedura contro la casa bifamiliare – si legge nella lettera –  Ma sarebbe da fare qualche chiarimento sulla natura di questa condanna.  Lazzarino è stato condannato per aver costruito la sua porzione della casa tra il 1990 ed il 1994, mentre in realtà si fecero dei lavori di manutenzione con regolare richiesta al Comune.  Si eseguì pure la messa in opera dei parapetti dei balconi a tutela dell’incolumità di bambini della famiglia, cosa tra l’altro obbligatoria per il proprietario di un immobile in quanto è tenuto a rispondere ad una corretta manutenzione al fine di evitare pericoli, ai sensi degli artt. 2051 e 2053 del Codice Civile.  Ma l’accusa nei confronti di Porcu è stata di aver costruito all’epoca quella intera parte del fabbricato.  Naturalmente, tutta la documentazione del Comune attesta che la casa esisteva da almeno 10 anni prima. E tutta questa documentazione è stata presentata nelle varie fasi di giudizio, insieme a foto aereofotogrammetriche, ma i magistrati hanno affermato che la documentazione riguardava non la parte di Lazzarino, ma l’altra parte del fabbricato. In sostanza la parte di Lazzarino non esisteva prima. Sarebbe bastato una semplice lettura della documentazione e delle planimetrie per aver capito la verità, ma questo non è mai accaduto.  Oltre tutto, per questa errata condanna, Lazzarino ha già pagato un caro prezzo – un anno di affidamento ai servizi sociali in aggiunta al pagamento di una sanzione di circa 20 mila euro”.

Secondo i fratelli Porcu la cosa più grave è che “l’amministrazione  sostiene che è stata la Procura a ottobre dell’anno scorso a ordinare la demolizione dell’edificio.  In realtà la Procura ha ordinato la demolizione di una parte soltanto dell’edificio, perché  l’altra parte della casa non è oggetto di nessuna condanna penale, ma è stata coinvolta con l’ovvio intento di facilitare la distruzione dell’intero edificio. Siamo vittime di un’ingiustizia infinita, e se  la vicenda si concludesse nel peggiore dei modi dovremmo pagare anche per la demolizione dell’edificio (stima della Procura circa 69 mila euro per una porzione). Questo è quanto ci riserva il futuro, che si aggiunge ad una condanna errata ed un coinvolgimento da parte della Procura per una porzione della casa che non ha alcuna legittimità”.