Marinella Boi: “A Cagliari serve un Pd più forte, non bastano i voti”

Intervista alla candidata alla segreteria cittadina del Pd cagliaritano

Marinella Boi, si candida a Segretario cittadino del Pd in modo inaspettato?
Sì, veramente inaspettato, non ci avevo mai pensato, venivo da un impegno nel coordinamento del circolo di La Palma che aveva sostituito il segretario; poi, come spesso succede, nel tempo alcuni non hanno più partecipato altri non hanno rinnovato l’iscrizione al partito e mi sono trovata coinvolta nel lavoro di organizzazione del circolo più di quanto potessi immaginare quando accettai su proposta di alcune amiche con cui ho condiviso molte esperienze in quest’ultimo periodo
Da quanto è iscritta al PD?
Ho aderito al PD dalla sua fondazione; ho contribuito alla nascita del circolo alla Palma
Il PD è un contenitore di varie radici politiche, da dove proviene come militanza?
Non ho “militato”, per usare la sua espressione, in nessun partito; A parte l’esperienza nei comitati Prodi, non sono mai stata iscritta a nessun partito, la prima tessera di partito che ho preso è stata quella del PD; se invece vuole sapere da quale percorso ideale ho aderito al PD le posso dire che vengo da una famiglia liberaldemocratica, che ho fatto mie le battaglie progressiste sui diritti civili, che condivido il pensiero riformista-progressista di sinistra: voglio specificarlo perché si può essere per le “riforme” senza essere di sinistra; io mi riferisco al filone culturale del riformismo italiano.
Chiaramente un grande partito, come si dice, è sintesi di varie anime, unione di varie espressioni?
Era l’ambizione del PD: unire i filoni del pensiero del cattolicesimo democratico, progressista e del socialismo italiano. Non sempre e non dappertutto ciò è riuscito; la mia ambizione è lavorare affinché quell’obiettivo, nel quale ho creduto, si realizzi.
Si parla sempre di sponsor, ne ha? Chi sono?
Lascerei il discorso sugli “sponsor” all’ambito commerciale. Io non vendo niente, ho accettato la candidatura perché credo in un progetto, so che questo progetto è condiviso da un’ampia coalizione di cui fanno parte giovani militanti e donne impegnate nel sociale che desiderano rinnovare il partito e la politica in Sardegna attraverso una candidatura partita dal basso. Le prime persone che mi hanno spinto ad accettare sono state le compagne del mio circolo, che ringrazio anche per l’affetto e il sostegno di questi giorni.
Avrebbe preferito le primarie aperte o ritiene sia corretto il tipo di elezione che si appresta ad effettuare?
Credo che sia complicato organizzare primarie per ogni carica. Il mio circolo è sempre stato sede elettorale per le primarie e so quanto lavoro e sacrificio ci sia dietro quelle due urne. Certo è che le primarie aperte consentono al partito di raccogliere anche le opinioni degli elettori, che sono sempre importanti; ovviamente lo sono anche gli iscritti, i quali però mi pare che più che l’esclusiva della scelta, chiedano un maggiore confronto e una maggiore trasparenza nei processi decisionali; spesso il partito si è ridotto a un “votificio”, perdendo quello spirito che per molti iscritti ancora conta che è quello di farsi interpreti nel territorio, nei luoghi di vita e di lavoro del progetto del partito che certo oggi utilizza forme e mezzi impensabili in passato ‑ e che vanno benissimo, anzi vanno sempre più diffusi ‑ ma che non può rinunciare a incontrare e a parlare con le persone in carne e ossa.
Poi, certo, non provenendo da burocrazie di partito, le primarie aperte mi avrebbero consentito di raccogliere il consenso di molte persone con cui ho avuto relazioni significative grazie al mio impegno nel territorio e nel sociale; ma è giusto così.
Veniamo alle cose espressamente politiche: Cagliari, la Giunta Zedda, il rapporto con il Pd e gli alleati, che mi dice?
Credo che chiunque, intellettualmente onesto, sia in grado di cogliere la differenza tra le passate amministrazioni di destra e l’attuale amministrazione di centrosinistra.
Nel mio lavoro nel territorio (associazioni, comitato di quartiere) non ho avuto difficoltà a confrontarmi con questa amministrazione e ho verificato sempre una grande disponibilità all’ascolto.
Per quanto riguarda il rapporto con gli alleati, se intende con i partiti alleati, credo che sia necessaria una maggiore coesione, ma questo dipende dal partito di maggioranza relativa, dalla sua autorevolezza e anche dalla sua capacità di funzionare da elemento di coesione.
Certo è che per svolgere questo ruolo nei confronti degli alleati e delle espressioni della società cagliaritana occorre essere in grado di farlo prima di tutto al proprio interno.
Cambierebbe qualcosa di questi tre anni e mezzo di amministrazione?
Mi sembra che sulle questioni importanti (Poetto e Piano per il litorale, stadio, S. Elia, mobilità) a giunta comunale ha ereditato situazioni esplosive non avrebbe potuto fare di più: credo che abbia avviato a soluzione questioni aperte da sempre. Poi si può fare sempre di più e meglio, ingegnarsi per superare le difficoltà derivanti dai tagli che i comuni hanno subìto in questi anni con le ripercussioni che purtroppo ci sono nella gestione dei servizi sociali, della cultura, ma questo credo che sia un discorso da affrontare con urgenza a livello regionale e nazionale.
Forse una maggiore capacità di comunicazione, però in questo c’è una responsabilità che è anche dei partiti, a cominciare dal PD.
Se vincesse, da segretario cosa cambierebbe del programma dell’attuale amministrazione?
Il programma dell’Amministrazione è stato scelto dagli elettori cagliaritani con le primarie prima e con il voto poi.
Quello che potrei cambiare da segretario riguarda il modo con cui il PD opera nella città, il modo in cui si rapporta con le istituzioni, quindi anche con l’Amministrazione, a partire dal gruppo consiliare, la visione del ruolo della città di Cagliari nei confronti dell’area metropolitana e della Regione. La debolezza storica della sinistra cagliaritana, solo in parte superata alle ultime elezioni comunali, va analizzata seriamente e richiede un impegno collettivo di cambiamento anche negli assetti del partito, evidentemente; certamente un maggiore impegno del mio partito nel sostenere questa amministrazione e nell’individuazione di soluzioni su aspetti che a suo tempo magari non erano ancora al centro del dibattito
Probabilmente Lei e la sua maggioranza, di certo il PD sarà lo snodo delle prossime elezioni, cosa propone ai suoi elettori?
Sono convinta che il PD, come maggiore partito della coalizione, condizione da cui deriva anche una maggiore responsabilità, dovrà fare in modo che la coalizione che ha governato la città si ripresenti più forte e più unita, anche con un modo nuovo di coinvolgere i cittadini nell’individuazione delle priorità da affrontare, che per me sono la vivibilità di questa città, il problema drammatico del lavoro, la condizione dell’infanzia, dei giovani e delle persone più deboli.
So bene che il Comune non può inventarsi il lavoro, ma può realizzare politiche che favoriscano le attività: una maggiore attenzione ai problemi del commercio, alleggerendo le tasse di competenza comunale, può attrarre i turisti, attraverso una offerta culturale di qualità, restituire vivibilità alla città con la riqualificazione dei quartieri, dare impulso all’attività del porto, specie per quanto riguarda la cantieristica, e dell’aeroporto, che possono creare occasioni di lavoro e di sviluppo per Cagliari e per tutta l’area metropolitana.
Sembra provocatorio in questa fase avere un partito unito?
No, non mi sembra provocatorio; se fossimo tutti consapevoli della drammaticità della condizione, non solo locale e nazionale, ma anche internazionale (dal Medio Oriente all’Ucraina, eccetera), vedremmo – come io vedo ‑ le nostre piccole beghe locali con altri occhi. Ecco, vorrei che sparisse la pagliuzza delle nostre miserie che ci impedisce di vedere il mondo e il futuro dei nostri giovani con occhi diversi.


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