Marco Espa, il politico stimato da tutti: accusato e ora scagionato

La storia di Marco Espa, il politico cagliaritano da sempre in mezzo alla gente e che ha dedicato la sua vita al volontariato. Accusato ingiustamente di peculato, solo oggi è stato scagionato: “Condannato dalla società e dalla politica senza che i giudici lo avessero mai fatto”

di Jacopo Norfo

Completamente scagionato. Il politico cagliaritano Marco Espa non era affatto colpevole di peculato, ed è uscito oggi dall’inchiesta sui fondi ai gruppi insieme ad Eliseo Secci, Francesco Sanna e Salvatore Cucca. Il gip Massidda ha disposto l’archiviazione da tutte le accuse, anche se la politica aveva già messo il cartellino rosso a una persona che, invece, a Cagliari e area vasta è semplicemente stimata da tutti. Marco Espa infatti non è un politico qualsiasi: è una persona che da sempre tende la mano al prossimo, che si è dedicata immensamente al volontariato, lottando per i diritti in primis dei disabili avendo avuto in prima persona una figlia con problemi di questo tipo. 

Un politico con il sorriso, che è da sempre in mezzo alla gente e non si è mai chiuso nel recinto dorato dei palazzi di vetro. Era accusato di aver utilizzato 13 mila euro di fondi destinati al suo gruppo per scopi diversi da quelli istituzionali, i giudici hanno stabilito che quell’accusa era infondata. Ma l’opinione pubblica e i sospetti lo avevano ingiustamente colpito e politicamente affondato, o almeno “sospeso” senza potersi ricandidare. L’inchiesta è finita come tutti già sapevano. Marco Espa è una persona perbene. 

E ora a commuovere sono le sue parole, nel giorno dell’archiviazione: “Sono felice. La strenua fiducia nella giustizia e nei giudici – trasparentemente, senza se e senza ma – ha pagato! 
Ora coloro che nei vari ambienti hanno voluto strumentalmente cavalcare l’onda dello “schifo” imperante anche nei social, fare i qualunquisti irresponsabili, pur di cercare di farmi fuori… che diranno? Senza tenere conto del diritto individuale e che un avviso di garanzia non è mai una condanna. I giudici fanno bene ad indagare. Benissimo, i colpevoli vanno perseguiti. Senza guardare in faccia nessuno. Mi fa senso invece le personalità della cosiddetta società o della politica che condannano senza che i giudici lo abbiano fatto…

E questo appunto colpendomi, facendomi fuori dal Consiglio Regionale, creando paura delle persone intorno a me, facendomi soffrire ma… la vita con Chiara, mia figlia, mi ha reso forte e … resiliente”.

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