Made in Italy, torna Ligabue: la rabbia e l’amore per l’Italia di oggi

Venezia che affonda, bellezza che abbonda…. una bella dichiarazione d’amore per il nostro paese in bilico tra meraviglia e tragedia. L’Italia vista testualmente come “un Paese che fa finta di cambiare, ma intanto resta a guardare”. Oppure come “un Paese che era tutto da rifare, ma si voleva rifare”. Oppure ancora, restando al ritornello del singolo in rotazione radio da venerdì, come “un treno che non smette mai, non cambia mai, un treno che non è mai stato una volta in orario”. 

Venezia che affonda, bellezza che abbonda…. una bella dichiarazione d’amore per il nostro paese in bilico tra meraviglia e tragedia. L’Italia vista testualmente come “un Paese che fa finta di cambiare, ma intanto resta a guardare”. Oppure come “un Paese che era tutto da rifare, ma si voleva rifare”. Oppure ancora, restando al ritornello del singolo in rotazione radio da venerdì, come “un treno che non smette mai, non cambia mai, un treno che non è mai stato una volta in orario”. Made in Italy, nuovo album di Ligabue, esce venerdì prossimo e mai come questa volta ha letteralmente spiazzato e diviso i suoi fan. Sulla pagina Fb del cantante è nata una discussione infinita sul nuovo sound pop melodico, definito lontano anni luce da quello dei primi album.

Eppure Made in Italy è un concept album, il primo della carriera di Ligabue, e andrà ascoltato per intero perchè ogni canzone racconta la storia di Riko, un personaggio che esprime con forza tutto il suo amore frustrato verso l’Italia. Passa attraverso un matrimonio in crisi, finisce in ospedale dopo un incidente e incontra una “dottoressa” con cui incrocia una storia erotica quasi identica a quella di “Bambolina e barracuda”. E poi innamorato dell’Italia decide di fare una seconda luna di miele innamorandosi di nuovo della moglie, “dopo essersi parlato con lei in ospedale come mai avevano fatto da anni”. Una storia dentro il cuore dell’Italia che non finirà con questo album, ma è destinata a proseguire ed esploderà dentro il tour in partenza a febbraio, 200mila biglietti già venduti in prevendita. 

L’Italia viene descritta da Riko con testi al limite della crudezza, come nel primo singolo “G come giungla”: anche la canzone pubblicata  a settembre aveva letteralmente spiazzato i “ragazzi sono in giro” che da decenni vivono attaccati ai testi del cantante, e ora invece è già diventata un cult. “NOn basta restare al riparo, chi vuol sopravvivere deve cambiare”, intona il rocker quasi per spiegare a chi lo segue i motivi del cambiamento di questo disco. Dove i testi diventano molto più impegnati rispetto al precedente Mondovisione: “Ho fatto in tempo ad avere un futuro” è un pezzo che 20 anni fa sarebbe stato scritto e cantato da Guccini, e racconta la storia della disillusione degli ideali e della politica nell’Italia del 2016. “Ho fatto in tempo a morire ogni tanto, son ripartito, eccomi qua”, dice la strofa più sofferta, ma ” si trova sempre una ragione per brindare, o ricordare, o dimenticare, oppure stare solamente svegli, al limite dei sogni”. Riko è nostalgico, amaro, disilluso, in ben 14 canzoni diverse si mette a nudo come se la sua vita fosse un viaggio da condividere con chi lo ascolterà dall’inizio alla fine. Vuole urlare la sua rabbia e il suo amore per l’Italia di oggi.

“La vita facile”, il brano (questo si, squisitamente rock come ai bei tempi) che apre il nuovo album, è invece un vero manifesto delle difficoltà di ogni 40-50enne nell’Italia di oggi: trasmette rabbia e speranza nello stesso tempo, sarebbe stato il brano perfetto per lanciare il disco. Invece la sfida è stata presentarsi in radio con “Made in Italy”, la title track, una scelta come sempre della Warner. La stessa che scelse “Certe notti” quando lo stesso Liga era perplesso su quel brano. Diventò il successo più grande degli ultimi 20 anni della storia della musica italiana.


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