L’Università di Cagliari a Tunisi per estendere progetto su biodiversità anche ad Algeria, Giordania, Palestina e Iran

Le finalità del nuovo progetto sono collegate alla conservazione delle risorse genetiche all’interno delle banche del germoplasma, alla valorizzazione attraverso la coltivazione ecostenibile ed equosolidale, finalizzata a una maggior inclusione sociale delle categorie più fragili (donne e giovani entro i 35 anni di età) nei Paesi in via di sviluppo

Prende corpo in queste settimane il progetto BESTMEDGRAPE (ENI CBC MED) che estende la collaborazione già realizzata con alcuni Paesi del Mediterraneo da ricercatori del Centro Conservazione Biodiversità (CCB) e del Centro Servizi di Ateneo HBK (Hortus Botanicus Karalitanus) dell’Università di Cagliari anche ad Algeria, Giordania, Palestina ed Iran.

In particolare a Tunisi si sono susseguiti in questi giorni numerosi incontri con gli organi dirigenti e i ricercatori di varie istituzioni di questi Paesi per mettere a punto le strategie di conservazione e valorizzazione non solo della flora autoctona, ma anche delle cultivar e delle razze locali del Mediterraneo in maggior pericolo d’estinzione. Gianluigi  Bacchetta – docente di Botanica e direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Cagliari – ha presentato le strategie del progetto all’Universitè de Carthage, all’Universitè de Manoubà, alla Banque Nationale de Genes (BNG) di Tunisi e al National Research Institute of Rural Engineering, Water and Forestry (INRGREF).

“Plants, People, Possibilities – spiega Bacchetta – sono queste le parole chiave delle azioni che portiamo avanti avanti da circa 20 anni in collaborazione con numerosi enti di ricerca nordafricani e mediorientali impegnati nella conservazione e valorizzazione della diversità vegetale del Mediterraneo e più in particolare dei paesi del Maghreb e del vicino Oriente”.

BESTMEDGRAPE fa seguito a GENMEDOC e SEMCLIMED (Interreg III), due progetti grazie ai quali è stato possibile creare la rete GENMEDA e realizzare importanti sinergie con le università del Marocco, Tunisia ed Egitto, mentre le azioni sono proseguite con il progetto ECOPLANTMED ed è stato possibile negli ultimi anni creare tre nuove Banche del Germoplasma all’Università Mohamed V di Rabat (Marocco), all’INRGREF di Tunisi (Tunisia) e all’Universitè de Saint Joseph di Beirut (Libano).

Le finalità del nuovo progetto sono infatti collegate alla conservazione delle risorse genetiche all’interno delle banche del germoplasma, alla valorizzazione attraverso la coltivazione ecostenibile ed equosolidale, finalizzata a una maggior inclusione sociale delle categorie più fragili (donne e giovani entro i 35 anni di età) nei Paesi in via di sviluppo.


In questo articolo: