Luisa Sassu, ANPI Cagliari: “Perchè ha senso essere Partigiani oggi”

L’intervista del giorno di Casteddu Online a Luisa Sassu, componente della Presidenza dell’ANPI con sede a Cagliari: “I diritti, le libertà, i valori, sono sempre esposti ai rischi della negazione. Per questo ha senso anche oggi essere partigiano, sfuggire all’indifferenza”.

Casteddu On Line intervista Luisa Sassu, componente della Presidenza provinciale dell’ANPI Cagliari (Associazione Partigiani Italiani). Due chiacchiere sulle attività e i programmi dell’associazione in vista del 70° anniversario del voto delle donne in Italia, sul senso dell’essere Partigiano oggi, sul fenomeno allarmante e sempre attuale della discriminazione delle donne e la necessità di abbattere il famoso “tetto di cristallo” che non permette ancora oggi di accedere a posizioni di vertice nella società, e quando si arriva subire pesanti discriminazioni, come raccontano le cronache ogni giorno. 

 

L’Anpi è rinata a Cagliari nel 2011, con l’obiettivo, anche, di favorire scambi  di idee e riportare i valori della Resistenza all’interno della società. Ci racconti di questi quattro anni di attività, tracci un bilancio. 

 L’apertura del  tesseramento anche a coloro che non sono stati partigiani durante la resistenza, è stata una scelta lungimirante e coerente con le ragioni fondanti dell’ANPI: l’affermazione dei valori della democrazia e della Costituzione. I partigiani , purtroppo, obbediscono al tempo che passa  e, piano piano, ci stanno lasciando. Ma  il loro esempio e i loro valori resistono nella adesione all’ANPI da parte di tanti giovani. Il bilancio, quindi, è positivo. Posso dire che la militanza nell’ANPI ci restituisce un solido ancoraggio civile e ideale di cui c’è un grande bisogno, in questi tempi segnati da una grave crisi di rappresentatività della politica.

Lei milita da anni in quest’associazione, ci racconti del suo impegno politico, sociale e culturale come componente del comitato provinciale Anpi Cagliari. Quali sono i vostri progetti e programmi in corso e futuri? 

E’ stato un impegno collettivo, volontario, entusiasta, mai segnato da protagonismi individuali, e ciò ha rappresentato il valore aggiunto della nostra attività. Sono particolarmente soddisfatta delle iniziative che hanno restituito visibilità al ruolo delle donne nella resistenza e nella scrittura della Costituzione: una serie di iniziative molto partecipate che hanno preso avvio nell’aprile del 2014 e che sono proseguite fino allo scorso gennaio. A queste iniziative ha fatto seguito anche una intensa attività di recupero delle biografie di donne partigiane e antifasciste meno note, ma che hanno costruito il contesto favorevole alla liberazione del Paese dal nazifascismo.

 

Che posizione porta avanti l’Anpi in merito al prossimo referendum costituzionale?

L’ANPI, coerentemente coi propri principi e sebbene non pregiudizialmente contraria ad alcune modifiche della Costituzione,  sosterrà le ragioni del NO nel referendum costituzionale riguardante il progetto di revisione noto come DDL Boschi. Perciò saremo tutti impegnati nei comitati per il NO che si stanno organizzando in tutto il territorio nazionale, compresa la nostra città.

 

Quest’anno ricorre il 70°anniversario del voto delle donne, quali iniziative porta avanti l’Anpi a Cagliari?

Il settantesimo anniversario  del voto alle donne sarà un tema centrale delle prossime iniziative dell’ANPI, che proseguiranno, idealmente, il ciclo dedicato alle donne della resistenza e madri della Costituzione .

 

Le donne ancora oggi ricoprono ruoli di margine nella società e nella politica, solo poche riescono ad accedere a posizioni di vertice. Cosa ne pensa della situazione in Sardegna e, in particolare, a Cagliari? Quali possono essere le strategie per abbattere il famoso “tetto di cristallo”?

La scarsa, anzi scarsissima presenza delle donne nelle istituzioni è un fallimento della politica il quale, oltre alle soluzioni prospettate in alcuni provvedimenti legislativi, esigerebbe un approfondimento di analisi  da condurre con molto rigore. Purtroppo, il problema non investe soltanto la nostra regione. E’ un problema dell’intero sistema politico.

 

Pensiamo, infatti, a quanto accaduto negli ultimi giorni ad alcune donne della politica italiane: le dichiarazioni contro la Meloni, “un sindaco non può fare la mamma”, o gli insulti maschilisti contro una deputata del M5s, per finire con lo slogan contro la trivellazione nelle acque italiane #trivellatuasorella accompagnato da un’immagine vergognosa. Cosa ne pensa?

 Quello slogan è di pessimo gusto e dispiace che sia stato coniato per sostenere le ragioni giustissime della campagna contro le trivelle. Ma la cosa più seria è quello slogan esprime un preciso orientamento culturale duro a morire. Negli anni scorsi la regista Zanardo ha prodotto un documentario che assemblava, in una sequenza implacabile, una rassegna di immagini sessiste. Quel documentario, un vero pugno nello stomaco, ci consegnava l’amara consapevolezza che c’è tanto da fare e che, forse, dopo gli anni straordinari e proficui  del femminismo militante si è smarrita l’occasione di capitalizzare quell’esperienza agendo efficacemente nel contrasto del maschilismo. E  quando il maschilismo sulle immagini pubblicitarie si combina col maschilismo sulle donne che voglio impegnarsi nella politica, il quadro della situazione diventa una vera emergenza.

 Cosa vuol dire essere Partigiano oggi? Pensa, che i giovani abbiano idea di cosa è stata la Resistenza in Italia? Del ruolo delle donne avuto in questo periodo storico, così importante, che ha rischiato anche di essere cancellato dai programmi scolastici?

I diritti, le libertà, i valori son sempre esposti al rischio della negazione. Perciò anche oggi ha senso essere partigiani, sfuggire all’indifferenza, praticare la libertà. Abbiamo un patrimonio che deve essere consegnato intatto al futuro delle giovani generazioni. Ci stiamo provando, ed è un’esperienza bellissima.


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